Said Dokins: Inscriptions
Francesco S. | On 31, Lug 2025
La cattedrale luminosa: inchiostro invisibile, luce e batteri si trasformano in scrittura. La nuova mostra di Said Dokins a Città del Messico.
di Francesco Spaghi
Picture: Opening of the exhibition Said Dokins: Inscriptions. Photo: Leonardo Luna.
Cosa significa lasciare un segno in una città che cancella costantemente la propria storia?
Come si negozia la presenza in spazi in cui il potere politico, economico e simbolico determina quali voci vengono ascoltate e quali vengono messe a tacere?
Nel tessuto urbano odierno, dove gentrificazione, speculazione immobiliare e narrazioni ufficiali rimodellano costantemente i territori del visibile, l’atto di iscrizione diventa una forma di resistenza che trascende la semplice scrittura.
La mostra di Said Dokins a Città del Messico, sviluppata in collaborazione con Act Lab e l’iniziativa Arts and Design del Monterrey Institute of Technology, riunisce tre progetti sperimentali che esplorano la scrittura come strumento fondamentale per intervenire nello spazio urbano e mettere in discussione i sistemi di rappresentazione contemporanei.
Attraverso interventi sulle pareti dello spazio espositivo che utilizzano pigmenti fotoluminescenti, fotografie luminose notturne e processi biotecnologici con microrganismi, Dokins propone una riflessione sulle tensioni tra presenza e cancellazione nel tessuto urbano di Città del Messico.
Opening of the exhibition Said Dokins: Inscriptions. Photo: Leonardo Luna
Ogni atto di scrittura è, fondamentalmente, una tecnologia di iscrizione e territorializzazione. Dalle prime pitture rupestri alle tracce urbane contemporanee, l’iscrizione funziona come un dispositivo che afferma la presenza, delimita gli spazi e configura regimi di visibilità. Nel tessuto urbano odierno, dove le politiche di rappresentazione sono costantemente contestate, in che modo la scrittura opera come strumento critico? In che modo i gesti grafici riconfigurano i sistemi egemonici di significato spaziale?
Queste domande costituiscono il fondamento concettuale di “Inscriptions”, la nuova mostra di Dokins all’Art Alameda Laboratory.
La mostra è concepita come un sistema sperimentale che esplora le tensioni tra segno e superficie, presenza e cancellazione, attraverso molteplici scale e linguaggi, una mostra che nasce dalla sinergia tra il Ministero della Cultura messicano e l’Istituto Nazionale di Belle Arti e Letteratura, con la collaborazione dell’Art Alameda Laboratory e la Facoltà di Architettura, Arte e Design,
Said Dokins, Displacements, from the exhibition Said Dokins: Inscriptions. Art Alameda Laboratory. Photo: Leonardo Luna
Lo spazio come campo di iscrizione
Per Said Dokins (Città del Messico, 1983), l’iscrizione trascende la sua dimensione meramente testuale per diventare un atto fisico che riconfigura l’ambiente. La sua pratica articola una comprensione ampliata della scrittura in cui il corpo funziona come strumento di iscrizione e lo spazio pubblico come archivio vivente in costante conflitto.
La mostra è strutturata attorno a tre progetti che operano su scale diverse ma convergenti:
“Desplazamientos” (Spostamenti) interviene sulle pareti della navata centrale dell’ex tempio con pigmenti fotoluminescenti, condensando le peregrinazioni urbane in forme visive che sfuggono alla leggibilità. Le forme riconoscibili nell’intervento fanno riferimento ai “chalcxihuitl”, quelle forme circolari che fiancheggiano la navata principale e introducono una dimensione ancestrale, riferendosi alle tradizioni preispaniche, all’affisso in pietra turchese o giada e alla luminosità solare in una calligrafia radiale.
Questo destabilizza sia la narrazione coloniale dell’architettura dell’edificio sia il suo passato religioso, che ora funge da spazio espositivo, agendo come una forma di contro-scrittura. L’opera include anche una riproduzione della “Mappa della Nobilissima, Leale e Imperiale Città del Messico” del 1753 di José Antonio de Villaseñor y Sánchez, stabilendo un dialogo temporale tra cartografie storiche e contemporanee.
Said Dokins and Leonardo Luna, Memory Heliographs, Mexico City
“Heliografías de la memoria” (Eliografie della memoria), realizzata in collaborazione con il fotografo Leonardo Luna, documenta azioni performative notturne di fronte a monumenti di importanza storica. Attraverso lunghe esposizioni fotografiche, l’artista traccia lettere luminose che riconfigurano momentaneamente il valore simbolico di questi spazi. Queste immagini funzionano come gesti critici che interrompono l’ordine visivo egemonico.
“Bio_res_crituras” (Bio_re_scritture) porta l’iscrizione nel regno microscopico, incorporando agenti biologici raccolti dal microbiota epiteliale, intestinale e ambientale della città, attivati attraverso processi biotecnologici sviluppati in collaborazione con il laboratorio di Bioingegneria del Monterrey Institute of Technology insieme alle scienziate Carmen González, Aurea Ramírez e Paola Angulo. I risultati, presentati in piastre di Petri e proiezioni, costituiscono scritture viventi che si trasformano in base ai cicli vitali degli organismi che le attivano.
Said Dokins, Bio_Re_writings, from the exhibition Said Dokins: Inscriptions. Art Alameda Laboratory. Photo: Leonardo Luna
Questa dimensione mostra come la pratica di Dokins trascenda le nozioni convenzionali di street art per addentrarsi in territori sperimentali in cui arte, scienza e tecnologia convergono.
La collaborazione interdisciplinare presso il Monterrey Institute of Technology si estende all’installazione video interattiva De tripas corazón (Dalle viscere al cuore), creata con Piedad MG, Enrique Alcalá e Aurea Ramírez, professori e ricercatori dell’istituto.
Quest’opera sfrutta l’asse intestino-cervello attraverso l’arte generativa per creare ritratti audiovisivi a partire dalla sonificazione e visualizzazione di dati biologici di tre persone, del loro microbiota intestinale e delle onde cerebrali registrate tramite elettroencefalogrammi, che possono essere modificati in tempo reale tramite interfacce di neurolettura portatili.
Said Dokins, Aurea Ramírez, Piedad MG and Enrique Alcalá. From Guts to Heart, from the exhibition Said Dokins: Inscriptions. Art Alameda Laboratory. Photo: Leonardo Luna
La mostra, inaugurata il 25 luglio avrà corso fino al 26 Ottobre 2025. dal martedì alla domenica, dalle 9:00 alle 17:00, presso l’Art Alameda Laboratory, situato in Dr. Mora 7, Centro Storico, Città del Messico. Per maggiori informazioni sul programma delle attività: @artealameda sui social media.
Credits – Said Dokins: Inscriptions
– Institutional Coordination: Xavier de la Riva, Director of Art Alameda Laboratory Art Alameda Laboratory Team Emmanuel González Anaya, Regional Dean of the School of Architecture, Art and Design in the Central West Region of Monterrey Institute of Technology
– Academic Coordination: Piedad MG, Coordinator of the Art Science and Technology Laboratory at Monterrey Institute of Technology (ACT Lab)
– Photography and Light Collaboration: Leonardo Luna, creative collaborator in photography and light
– Audiovisual Documentation: Yoshua Franco, nocturnal tour recording and editing Joaquín Cossali, nocturnal tour recording
– Intervention and Installation: Ramón Costa, Juan Pérez
– Sound Design: New Creatures
– Technology Development and Programming: Enrique García Alcalá, Eduardo Montero, Eduardo H Obieta
– Light Performance: Roberto Palma (Photonic Light Studio)
– Scientific Collaboration – Monterrey Institute of Technology: Dr. Aurea Ramírez, Dr. Carmen González López, Dr. Paola Angulo, Nayeli Ramírez Martínez, Yuritzi Barbosa, Alejandro Castrejón
– General Support: Alex Reyna, Claudia de la Garza
– website: saidokins.com











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