Giulio Boccardi - "Sette Arrese", Bressanone Water Light Festival 2026
Redazione Art-Vibes | On 09, Mag 2026
Immaginare la pace per dare vita ad una trasformazione interiore: un reiterato ed eclatante gesto di rottura metafora di un cambiamento necessario.
di Francesco Spaghi
Picture: Giulio Boccardi – “Sette Arrese“, Bressanone Water Light Festival 2026. Photo credit: ©Dolomiti Media House.
Sette giorni nell’aria. Sette tramonti. Sette bandiere bianche ammainate una per una, nel silenzio di chi ha scelto di non urlare per farsi sentire.
Giulio Boccardi è tornato a terra. La performance è finita. Ma qualcosa, la domanda che ha costruito giorno per giorno, gesto dopo gesto, rimane sospesa, come lui è rimasto sospeso per una settimana intera sulla struttura verticale della Vertikale, nel cuore del Water Light Festival di Bressanone.
Sette Arrese si chiama così con precisione chirurgica. Non una resa, ma sette. Non un evento, ma una pratica. Non uno spettacolo, ma un rito ripetuto fino a consumarsi, e a rivelare, nella ripetizione, qualcosa che una sola esibizione non avrebbe potuto dire.
Il gesto è antico quanto la guerra: la bandiera bianca. Segno di sconfitta, di abbandono delle armi, di fine della resistenza. Boccardi lo preleva dal suo contesto originario e lo decontestualizza con cura. Lo svuota di retorica. Lo riempie di qualcos’altro.
“Intendo la pace proprio come una resa interiore“, ha spiegato l’artista. “Una resa di fronte a quelle volontà, a quelle idee e a quei valori che spesso ci portano a compiere azioni, anche violente, in loro nome.”
È una inversione radicale, formulata con la sobrietà di chi ha avuto sette giorni per pensarci. La resa non come fine del combattimento esterno, ma come inizio di un lavoro interno.
La pace non come accordo tra Stati, ma come disciplina personale, come capacità di rinunciare alle “volontà egoiche ed egoistiche“, per usare le sue parole, che alimentano il conflitto prima ancora che si trasformi in violenza.
Il tema del Water Light Festival 2026 è Imagine Peace.
Un invito che, nelle mani di Boccardi, diventa qualcosa di più scomodo di quanto il titolo suggerisca. Immaginare la pace, qui, non è un esercizio ottimistico. È un atto che richiede il corpo — il proprio corpo, esposto, limitato, stanco.

Giulio Boccardi – Sette Arrese, Bressanone Water Light Festival 2026. Photo credit: ©Dolomiti Media House
Perché è questo che la sospensione fa: isola, prolunga, costringe. Il corpo diventa il campo d’azione. La stanchezza fisica non è un effetto collaterale della performance, è il suo materiale principale. Ogni tramonto che arriva mentre si è nell’aria da ventiquattr’ore ha un peso diverso dal tramonto precedente. Ogni bandiera ammainata dal quarto o dal quinto giorno costa più della prima.
Il pubblico lo sa. Lo guarda e lo sa. E in questo sapere condiviso, in questa tensione tra chi osserva da terra e chi resiste in aria, si costruisce l’esperienza collettiva che l’opera cerca.
Boccardi lavora all’intersezione tra fotografia, installazione, performance e land art. La sua ricerca esplora i territori della trasformazione interiore, la soglia tra limite fisico e apertura spirituale. Non è nuovo a opere che usano il corpo come misura del tempo — ma Sette Arrese segna un punto di arrivo nella coerenza tra forma e contenuto: il formato della performance si piega perfettamente alla riflessione che porta, senza mai forzarla, senza mai spiegarla troppo.
Ogni tramonto, in questa logica, è una soglia. Non la fine di qualcosa, ma un passaggio verso qualcosa di ancora indefinito. Il pubblico è invitato a rallentare — in un festival, in una città, in un’epoca che di solito accelera — e a confrontarsi con un tempo dilatato, dove la contemplazione non è lusso ma metodo.
Il Water Light Festival raccoglie quest’anno artisti da tredici Paesi, trasformando Bressanone in un paesaggio di installazioni che affrontano identità, responsabilità collettiva, sostenibilità. Nel coro di luci e suoni, Sette Arrese sceglie la via più difficile: rinuncia all’effetto per cercare una forma più rara.
Quella di un’esperienza che resta, anche dopo che il corpo è tornato a terra.











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