David Hockney è morto - La sua pittura silenziosa, luminosa e libera vivrà per sempre
Francesco S. | On 12, Giu 2026
Gli sguardi come il suo non si fabbricano. Nascono e purtroppo nascono una volta sola.
di Francesco Spaghi
– Picture: Frame from “DAVID HOCKNEY DALLA ROYAL ACADEMY OF ARTS”. via: https://www.youtube.com/@nexostudiosit.
Non si tratta di una di quelle morti che si aspettano: anche se aveva 88 anni, anche se la vita gliene aveva date tante, di stagioni. David Hockney se n’è andato, e con lui se ne va qualcosa che non si sostituisce, non si rimpiazza, non si replica. Se ne va uno sguardo, e gli sguardi veri, quelli che cambiano il modo in cui guardi il mondo dopo averli incontrati, non tornano.
Bisogna dirlo con chiarezza, senza pudori critici, senza quella prudenza accademica che ammazza tutto ciò che tocca: Hockney era un genio. Non nel senso inflazionato, svuotato, con cui oggi si butta quella parola addosso a chiunque sappia fare qualcosa di discreto. No. Un genio nel senso vero, antico, quasi scomodo del termine.
Un uomo che vedeva ciò che gli altri non vedevano, e che aveva il coraggio, quel coraggio raro, quasi brutale, di mostrartelo.
Nato a Bradford il 9 luglio 1937, in quella Inghilterra grigia e operaia del dopoguerra, aveva tutto contro di sé: il grigiore, la classe, la provincia. Eppure da quel grigiore tirò fuori una luce che ancora adesso ti colpisce in pieno petto.
Le piscine
Quando Hockney arrivò in California nel 1964 e posò gli occhi su quella luce impossibile, su quell’azzurro che sembrava inventato, capì qualcosa che pochi avevano capito prima di lui: che la bellezza non chiede permesso. Che può abitare ovunqu anche in una piscina, anche in uno schizzo d’acqua, anche nel momento sospeso tra un tuffo e il silenzio che segue.
A Bigger Splash, 1967. Guardate quel quadro, ma guardatelo davvero. C’è una casa, c’è una sedia, c’è uno spruzzo d’acqua bianco, violento, quasi urlato, su uno sfondo di cielo e acqua che sono la stessa cosa. Non c’è nessuno. O meglio, c’è qualcuno che è appena scomparso, inghiottito dall’acqua, lasciando solo quella traccia di movimento.
È una delle immagini più potenti, più turbanti, più filosoficamente dense della pittura del Novecento. E lui l’aveva chiamata, semplicemente, A Bigger Splash.
La pittura del silenzio e della libert
Hockney non si è mai lasciato imprigionare da niente e da nessuno. Né dai movimenti, e fu protagonista della Pop Art britannica, sì, ma la Pop Art era troppo piccola per lui. Non si è lasciato imbrigliare dalle correnti, né, men che mai, dai critici. Era pittore, incisore, fotografo, disegnatore, era tutto e non era solo niente di tutto questo. Era Hockney, e questo bastava.
Quando tutti lo credevano consacrato, istituzionalizzato, appeso nei musei come un documento storico, lui tornò nello Yorkshire, quella terra dura, verde, ventosa che lo aveva fatto, e dipinse paesaggi di una grandiosità silenziosa: dipinse alberi e stagioni. La luce inglese, così diversa da quella californiana, così più malinconica e più vera.
E poi, e qui bisogna avere il coraggio di dirlo, perché molti sorrisero, molti alzarono il sopracciglio con quella sufficienza che è il marchio dei mediocri, prese in mano un iPhone, e con quel telefono cominciò a disegnare.
Disegnò con le dita su uno schermo come un ragazzino e come un maestro insieme, e quello che ne uscì era arte. Arte vera. Perché l’arte non sta nello strumento, non sta nella mano, bensì nell’occhio. Perché l’arte risiede in quella cosa intraducibile che o ce l’hai o non ce l’hai.
Nel 2018, il suo Portrait of an Artist (Pool with Two Figures) venne battuto all’asta per una cifra record. I giornali lo scrissero come se fosse una notizia finanziaria. Non lo è. È la conferma di qualcosa che non ha bisogno di conferme: che certe opere sopravvivono al tempo, sopravvivono al mercato, sopravvivono a tutto.
David Hockney è dunque morto. Aveva 88 anni e fino all’ultimo aveva continuato a guardare il mondo con quella meraviglia ostinata, quasi provocatoria, di chi non si rassegna all’abitudine, quell’attitudine proattiva tipica di chi si sveglia ogni mattina come se il colore fosse stato inventato ieri.
Il mondo dell’arte lo piangerà con comunicati stampa, con retrospettive, con convegni, lo piangerà come si piangono i grandi: con tutto il cerimoniale che trasforma le persone in monumenti.
Ma la verità è più semplice e più feroce: oggi manca uno sguardo. E gli sguardi come il suo non si fabbricano. Nascono e purtroppo nascono una volta sola.
– You tube trailer: youtube.com/watch?v=xMK7sPZWVMI&t=20s











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