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Art Vibes – Let's share beauty | May 15, 2026

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Tamara Kvesitadze - Medea. Fragments of Memory

Tamara Kvesitadze  – Medea. Fragments of Memory

| On 15, Apr 2026

Sculture cinetiche interpretano le dinamiche dell’esilio, della trasformazione e della discontinuità culturale.


di Redazione Art Vibes


Picture: Tamara Kvesitadze, Revolving woman, Kinetic sculpture: fiber glass, metal, mechanism. Photo Credits: Courtesy of the Artist.


Con Medea. Fragments of Memory, Tamara Kvesitadze sviluppa un dispositivo installativo che interroga la memoria come processo instabile, stratificato e intrinsecamente politico.

Il progetto, presentato da Eka Enukidze e Hervé Mikaeloff e concepito per gli spazi di Palazzo Bragadin, si articola come un campo di tensioni tra forma e dissoluzione, presenza e perdita, radicamento e dislocazione. La mostra è realizzata con il supporto di Kornfeld Gallery Berlino, Atelier Visconti e David Bezhuashvili Education Foundation.

La figura di Medea, tradizionalmente inscritta nel paradigma tragico, viene qui sottratta alla dimensione narrativa per essere riformulata come condizione epistemica. Più che soggetto, Medea diventa vettore: una soglia attraverso cui leggere le dinamiche dell’esilio, della trasformazione e della discontinuità culturale.

Il riferimento alla Colchide, territorio mitico associato alle origini georgiane, non opera come semplice ancoraggio identitario, ma come campo simbolico attraversato da stratificazioni storiche e geografiche.

Nel progetto dell’esposizione, Venezia si configura come dispositivo critico. La città, intesa come archivio fragile e organismo liminale, incarna una condizione di precarietà permanente, sospesa tra conservazione e scomparsa.

Questa tensione trova una traduzione formale in un modello urbano modulare che emerge e si ritrae ciclicamente: un’architettura elementare che si costituisce e si disgrega, mettendo in crisi l’idea di stabilità e permanenza.

 

Tamara Kvesitadze, Revolving woman, Kinetic sculpture (detail). Photo Credits: Courtesy of the Artist
Tamara Kvesitadze, Revolving woman, Kinetic sculpture (detail). Photo Credits: Courtesy of the Artist

All’interno della mostra le superfici in carta rossa e blu, segnate da fratture e accumuli materici, operano come piani di iscrizione della memoria. Non rappresentano, ma trattengono: sono residui, tracce, campi di intensità in cui il tempo si deposita senza mai fissarsi definitivamente. In questo contesto, l’immagine di Medea si manifesta come eco dislocata, una presenza che insiste nella sua stessa trasformazione.

Le sculture cinetiche introducono una dimensione temporale e corporea che destabilizza ulteriormente la percezione. Reptile, struttura ibrida che connette pavimento e parete, mobilita un immaginario arcaico e pre-culturale. Il rettile, figura di mutazione e sopravvivenza, si configura come asse simbolico del lavoro: una “spina dorsale” della memoria che attraversa trauma e trasformazione.

La frammentazione del corpo, ridotto a una sequenza di piedi femminili, nega qualsiasi possibilità di totalità, insistendo su una logica di discontinuità e slittamento.

Analogamente, Whirling Woman introduce una coreografia minimale e incessante, in cui la rotazione diventa forma di pensiero.

Il corpo non si orienta, ma si disperde in una temporalità circolare che elude ogni teleologia. In questa sospensione, l’esilio si configura non come condizione transitoria, ma come stato permanente dell’essere.

La dimensione sonora, sviluppata da Stephan Crasneanscki in collaborazione con Simone Merli, fondatori di Soundwalk Collective, estende ulteriormente il campo percettivo. La composizione “Medea” – costruita a partire da onde radio, frammenti vocali e registrazioni ambientali dell’area del Mar Nero – funziona come un paesaggio acustico discontinuo, in cui la narrazione si dissolve in una costellazione di tracce sonore. Più che accompagnare, il suono destabilizza, introducendo una dimensione immersiva che eccede la visione.

In Medea: Fragments of Memory Kvesitadze costruisce un ambiente in cui l’esperienza precede l’interpretazione. Il lavoro non si offre come sistema chiuso, ma come campo aperto di relazioni in cui il soggetto è chiamato a negoziare continuamente il proprio posizionamento. La memoria, in questo contesto, non è mai dato, ma processo: un movimento incessante tra emersione e cancellazione.

 

Tamara Kvesitadze, Red, iber glass and metal. Photo Credits: Courtesy of the Artist
Tamara Kvesitadze, Red, iber glass and metal. Photo Credits: Courtesy of the Artist

Exhibition info: Medea. Fragments of Memory

When: 9 maggio – 31 ottobre 2026
Where: Palazzo Bragadin, 6480 Barbaria delle Tole, Castello, Venezia.


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