Hernan Bas - "The Visitors"
Francesco S. | On 06, Mag 2026
Con oltre trenta nuovi dipinti realizzati all’interno di un’installazione immersiva, concepita appositamente per il museo, Hernan Bas porta The Visitors a Ca’ Pesaro – Galleria Internazionale d’Arte Moderna.
di Francesco Spaghi
Picture:Installation view, Hernan Bas: The Visitors Ca’ Pesaro – International Gallery of Modern Art, Venice 7 May–30 August 2026. ©Hernan Bas Courtesy the artist, Lehmann Maupin, Perrotin and Victoria Miro.
Il turista, questo straniero: a Venezia, il pittore Hernan Bas mette a nudo l’uomo occidentale che percorre il mondo senza vederlo. E ci costringe a riconoscerci.
Venezia li conosce bene, li vede arrivare ogni mattina dai vaporetti, con gli zaini e i selfie stick, con le scarpe sbagliate e la mappa sul telefono. Li vede fermarsi davanti a un palazzo e fotografarlo senza guardarlo. Li vede mangiare in fretta, comprare una mascherina di plastica, ripartire. Venezia li sopporta da decenni, questi invasori gentili e inconsapevoli, e lentamente — mattone dopo mattone, campo dopo campo — ci muore insieme.
È qui, in questa città che affoga nel turismo mentre sorride ai turisti, che Hernan Bas ha scelto di fare residenza. E di dipingere.
Il risultato si chiama The Visitors, ed è una serie di tele monumentali esposte a Ca’ Pesaro, la Galleria Internazionale d’Arte Moderna di Venezia. Opere che a prima vista sembrano cartoline. Che a prima vista fanno quasi ridere. E che invece, se le guardi un secondo in più, ti prendono per la gola.
Chi sono, questi visitatori
Sono uomini, per lo più. Bianchi, occidentali, benestanti quanto basta per permettersi il viaggio. Uno posa davanti alla Fontana di Trevi come se la fontana fosse lì per lui. Un altro si fa fotografare con un pitone in Thailandia, un pitone ammaestrato, noleggiato, parte dello spettacolo.

Installation view, Hernan Bas: The Visitors Ca’ Pesaro – International Gallery of Modern Art, Venice 7 May–30 August 2026. ©Hernan Bas Courtesy the artist, Lehmann Maupin, Perrotin and Victoria Miro
Un americano finge di essere canadese, forse per scrollarsi di dosso il peso della bandiera. Un altro ancora si proclama residente, come se il passaporto fosse un’identità e l’identità potesse comprarsi con un affitto.
Bas li ritrae tutti. Li ritrae con quella specie di affetto ironico e feroce che si riserva alle persone che si conoscono bene e si giudicano lo stesso. Perché Bas è cubano, americano di prima generazione, cresciuto a Miami, un’altra città costruita sul turismo, sul sogno altrui, sull’equivoco permanente tra il posto che sei e il posto che sembri. Sa cosa vuol dire sentirsi visitatore a casa propria. Sa cosa vuol dire guardare i turisti e riconoscersi, con disagio, in quello sguardo.
Il dolore come attrazione
Quello che colpisce, nelle opere di Bas, non è tanto il turismo da cartolina. È l’altro turismo. Quello che va a Chernobyl a fare foto tra i reattori. Quello che visita Alcatraz come se fosse un parco a tema. Quello che entra nella foresta di Aokigahara, il bosco giapponese dove ci si uccide, dove il dolore ha messo radici nella terra, con gli occhiali da sole e lo zaino colorato.
Si chiama dark tourism, e cresce ogni anno. L’industria del lutto altrui, del disastro altrui, della morte altrui trasformata in esperienza, in ricordo, in storia da raccontare al ritorno. Bas la dipinge senza commentarla, senza didascalie morali. La mette sulla tela e ti lascia lì, a fare i conti con te stesso.

Installation view, Hernan Bas: The Visitors Ca’ Pesaro – International Gallery of Modern Art, Venice 7 May–30 August 2026. ©Hernan Bas Courtesy the artist, Lehmann Maupin, Perrotin and Victoria Miro
Una vanitas del nostro tempo
I grandi pittori fiamminghi del Seicento dipingevano teschi e candele spente per ricordare all’uomo la propria caducità. Bas dipinge turisti.
Il meccanismo è lo stesso: accumulare dettagli, uno slogan sulla maglietta, un tatuaggio sul polpaccio, un accessorio fuori contesto, fino a costruire un ritratto morale di un’epoca.
La sua è una vanitas contemporanea, dove la morte non è il teschio sul tavolo ma la disconnessione sistematica tra chi guarda e ciò che guarda. Tra chi visita e ciò che visita.
Come scrive Elisabetta Barisoni, curatrice della mostra, queste figure che a prima vista sembrano giovani in scoperta del mondo rivelano invece «una situazione assurda, paradossale, comica». Un turismo «credulone, voyeur, oltre il limite del rispetto per l’altro». E in certi casi, aggiunge, oltre il limite della dignità umana.
Lo specchio che nessuno vuole guardare
Bas ha dipinto queste opere a Venezia, con la laguna fuori dalla finestra e i turisti in strada sotto casa. Ha guardato la luce — quella luce unica, riflessa sull’acqua, che ha ossessionato Canaletto e Turner e Monet — e ha deciso di usarla non per celebrare la città, ma per illuminare chi la consuma.
Il risultato è scomodo. È quella specie di scomodità che si prova quando ci si riconosce in qualcosa che si pensava di osservare dall’esterno. Perché alla fine, guardando queste tele, la domanda che rimane è una sola: e io, quando viaggio, sono davvero diverso da loro?
Probabilmente no. Ed è questo il punto.

Installation view, Hernan Bas: The Visitors Ca’ Pesaro – International Gallery of Modern Art, Venice 7 May–30 August 2026. ©Hernan Bas Courtesy the artist, Lehmann Maupin, Perrotin and Victoria Miro
– Exhibition info: Hernan Bas – The Visitors. In collaborazione con Victoria Miro, Lehmann Maupin e Perrotin.
– When: 7 maggio – 30 agosto 2026.
– Where: Ca’ Pesaro – Galleria Internazionale d’Arte Moderna, Sale Dom Pérignon.











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