Davide Allieri - 47°24’35’’N / 9°44’20’’E
Redazione Art-Vibes | On 16, Mar 2026
Kunstraum Dornbirn: un’installazione immersiva in cui realtà e finzione, passato e futuro, collasso e possibilità non esistono come opposti, ma come strati sovrapposti.
di Redazione Art Vibes
Picture: Davide Allieri: 47°24’35’’N / 9°44’20’’E, Kunstraum Dornbirn 2026, Photo Günter Richard Wett, courtesy of the artist/Galerie Hubert Winter.
47°24’35’’N / 9°44’20’’E sono le coordinate che indicano una posizione reale e al tempo stesso ricordano un messaggio cifrato. Chiunque le segua giunge al Kunstraum Dornbirn, e qui si dispiega non un luogo chiaramente mappabile, bensì uno stato liminale.
Davide Allieri trasforma lo storico capannone industriale nel punto di partenza di un ambiente enigmatico: nella pallida foschia di un paesaggio ostile, appare un portale luminoso sotto forma di una grande scultura circolare, un possibile passaggio, una reliquia tecnologica o un segno metafisico. Nelle vicinanze si erge una figura lunga circa quattro metri, che ricorda un drone o un mech.
Innumerevoli cavi attraversano lo spazio, estendendosi su pavimento e architettura a formare una rete di infrastrutture tecniche la cui funzione rimane oscura. I fili scoperti suggeriscono energia e connessione, eppure nulla sembra essere attivato.
Dal portale emana un suono pervasivo che si posa sulla scena come uno strato invisibile. Suono, luce e oscurità intensificano la sensazione di un perenne stato intermedio: una condizione in cui le possibilità restano aperte ma indeterminate. Siamo all’inizio di una nuova epoca o alla fine di una precedente?
L’installazione immersiva evoca l’atmosfera di una narrazione fantascientifica apocalittica, ma senza una chiara definizione narrativa.
Realtà e finzione, passato e futuro, collasso e possibilità non esistono come opposti, ma come strati sovrapposti. Allieri non presenta uno spazio distopico convenzionale; non è interessato alle rovine romantiche o ai soliti cliché della fine del mondo. Al centro non c’è la catastrofe in sé, ma ciò che rimane dopo: un presente in sospensione. Le forme persistono, eppure la loro funzione originaria appare sospesa. I corpi sono assenti. Il movimento è arrestato, eppure fisicamente percepibile.
Francesco Peccolo sviluppa un sound design appositamente composto, un drone vibrante a bassa frequenza interrotto da risonanze metalliche e impulsi frammentati che richiamano segnali lontani o l’eco di una macchina autonoma.

Davide Allieri: 47°24’35’’N / 9°44’20’’E, Kunstraum Dornbirn 2026, Photo Günter Richard Wett, courtesy of the artist/Galerie Hubert Winter
Il suono oscilla tra precisione meccanica e vastità atmosferica. Crea una sospensione acustica in cui il tempo si dilata, l’orientamento si dissolve e lo spazio diventa percepibile come un corpo risonante di potenzialità che evoca un’incerta aspettativa. Installazione, scultura, architettura e suono si intrecciano in un’esperienza densa e corporea.
Ciò che si manifesta in questo ambiente può essere interpretato come la traccia di una promessa infranta. Le grandi narrazioni del progresso moderno hanno perso la loro forza vincolante, e con esse il ricordo delle origini di quelle visioni del futuro che un tempo fornivano un orientamento.
Si dispiega un presente privo di una direzione chiara. Il futuro perde la sua funzione di superficie di proiezione per la speranza o l’azione; rimane indeterminato. Per Allieri, questa costellazione riecheggia il concetto di non-luogo di Marc Augé, che egli sposta in una dimensione speculativa. I suoi spazi sono precisamente localizzati, eppure non sono né temporalmente fissi né narrativamente conclusivi.
Il tempo non appare ciclico, ma linearmente esteso, un allungamento del presente senza un’origine chiaramente definita e senza una meta discernibile. In questo non-tempo e non-luogo emerge una peculiare tensione: ci si trova su una soglia, né completamente dentro né completamente fuori dall’evento. È proprio qui che Allieri colloca la sua opera – non come distopia, ma come simulacro di una possibile realtà, sottilmente spostata e disaccoppiata.
L’intero ambiente è concepito specificamente per l’architettura del Kunstraum Dornbirn, plasmata dalla storia dell’industria metallurgica del Vorarlberg. Esso costituisce una cornice risonante per la narrazione di Allieri, in cui il passato rimane presente come traccia materiale.

Davide Allieri: 47°24’35’’N / 9°44’20’’E, Kunstraum Dornbirn 2026, Photo Günter Richard Wett, courtesy of the artist/Galerie Hubert Winter
Le sculture monumentali sono realizzate in fibra di vetro, il materiale prediletto dall’artista. Ciò che è determinante non è solo il loro aspetto estetico, ma anche la loro condizione interna. Allieri concepisce le sue sculture come gusci, come contenitori. Non sono solide, ma cave.
In questo vuoto risiede il loro nucleo concettuale. Una scultura solida rimane un oggetto; una vuota contiene spazio. Preserva la protezione e la chiusura, portando con sé memoria e potenzialità.
La fibra di vetro consente di ottenere superfici estremamente sottili ma resistenti. I corpi appaiono tecnicamente precisi e quasi spettrali: presenti eppure smaterializzati. La forma perdura, mentre l’interno appare come un campo indeterminato di possibilità. Formalmente, le opere oscillano tra macchina, organismo e frammento architettonico. Sono al contempo seducenti e inquietanti, belle e minacciose, morte eppure cariche di energia latente.
La loro estetica trae ispirazione da riferimenti a droni animati e controllati dall’uomo, nonché da frammenti di carrozzerie di motociclette e automobili contemporanee.
Attraverso un collage spaziale, emergono strutture disfunzionali che ricordano creature autonome. Esse rimandano a una presenza umana invisibile – un soggetto assente, reimmaginato solo nell’atto dell’osservazione.
Schermando lo spazio dalla luce naturale e installando un’atmosfera artificiale di luci e suoni, Allieri trasforma radicalmente la sala. Dal giardino comunale primaverile, si accede a un’altra sfera, forse a un “dopo” il cui significato rimane aperto. Le coordinate precise del titolo della mostra ancorano saldamente questo ambiente alla realtà, sottraendolo al contempo a qualsiasi chiara definizione temporale.
Resta da stabilire se il portale segni l’inizio di una nuova narrazione o l’eco di una civiltà decaduta. La mostra lascia deliberatamente questa domanda ai visitatori, confrontandoli con quella forse più fondamentale di tutte: cosa significa il futuro quando ha perso la sua direzione e il ricordo della propria promessa?
Davide Allieri – Note biografiche
Davide Allieri (nato a Bergamo, Italia, nel 1982) si è laureato all’Accademia di Belle Arti di Brera a Milano, dove ora vive e lavora.
Le sue opere sono state esposte in numerose istituzioni e spazi espositivi, tra cui il Kunstmuseum, L’Aia (“New New Babylon – Visions for Another Tomorrow”, 2025), la Triennale di Milano (“After All”, personale, 2024), la Galerie Hubert Winter di Vienna (“CELLS”, personale, 2023), Palazzo Monti di Brescia (“HOLDER”, personale, 2023), The House, Berlino (“Very friendly”, 2023), lo spazio espositivo DAS di Milano (“BUIA 1:31”, 2019) e in progetti presso la Kraupa-Tuskany Zeidler Gallery di Berlino (“NEXUS”, 2024). Nel 2024 ha ricevuto il premio viennacontemporary | Bildrecht SOLO Award insieme alla Galerie Hubert Winter.

Davide Allieri: 47°24’35’’N / 9°44’20’’E, Kunstraum Dornbirn 2026, Photo Günter Richard Wett, courtesy of the artist/Galerie Hubert Winter
– Exhibition info: Davide Alleri – 47°24’35’’N / 9°44’20’’E
– When: 13 marzo – 21 giugno 2026.
– Where: Kunstraum Dornbirn.
– website: kunstraumdornbirn.at











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