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Art Vibes | July 11, 2020

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La Biennale della Fotografia Femminile a Mantova

La Biennale della Fotografia Femminile a Mantova

| On 14, Feb 2020

Grandi autrici interpretano il tema del Lavoro attraverso visioni acute, autentiche e spassionate.

di Redazione Art Vibes


Picture: ©Annalisa Natali Murri – CINDERELLAS.


In una società in cui ancora non esiste una piena parità di genere e la cui storia è spesso raccontata da occhi maschili, la fotografia femminile è poco rappresentata e spesso stereotipata.

Per dare lustro e visibilità a questo universo sommerso di giovani fotografe creative verrà organizzata a Mantova a partire da marzo 2020 la prima edizione della Biennale della Fotografia Femminile, ideata dall’Associazione la Papessa e con la direzione artistica di Alessia Locatelli: un evento unico al mondo, che porterà in città a partire dal 5 marzo mostre di grandi fotografe italiane e internazionali, talk, letture di portfolio, workshop, proiezioni e residenze artistiche.

Grazie al supporto e al Patrocinio del Comune di Mantova e al Patrocinio della Provincia di Mantova la Biennale avrà luogo in location talvolta chiuse al pubblico e in luoghi storici permettendo così di scoprire la città attraverso punti di vista diversi dall’ordinario.

Il tema di questa prima edizione è il lavoro, un tema quanto mai attuale e scottante, che riguarda tutti, al di là del genere, ma un tema particolarmente delicato se declinato al femminile; la Biennale ha quindi, tra gli altri, lo scopo di veicolare messaggi di uguaglianza attraverso la fotografia. La professione fotografica è una delle industrie che vede una maggioranza di uomini tra le sue file, anche se negli ultimi anni numerose fotografe sono salite alla ribalta del grande pubblico dimostrando di avere dalla loro forza, ingegno e sensibilità per affrontare tematiche anche forti e crude.

 

Le fotografe invitate a questa prima edizione della Biennale:

Rena Effendi
Transylvania: built on grass


Fotografa e documentarista originaria dell’Azerbaijan, con la fotografia indaga l’umano, le persone e la cultura in contesti di ingiustizia sociale, conflitto e sfruttamento.

Transylvania: built on grass è un colorato scorcio di vita nelle remote campagne della Romania.
Lungo il corso dei secoli, piccoli villaggi in Transilvania hanno conservato i loro prati per raccoglierne la paglia, allevato vacche e portato avanti fattorie di sussistenza. La favola agraria che è estinta nell’Europa occidentale esiste ancora qui in scene bucoliche, dove giovani ragazzi imparano a tagliare e raccogliere la paglia a mano, dove tutte le donne del villaggio sono bravissime nel tessere, e tutti gli uomini riescono a costruire una casa dal niente – con migliaia di tegole in legno tagliate a mano sul tetto.

In questo mondo antico, definito da sistemi di credenza tradizionali e dal rispetto per l’ambiente, non si cammina su un prato di erba alta prima di tagliarla, le vacche e i cavalli trovano la via di casa lungo sentieri fangosi del villaggio e l’acqua del fiume serve per il mulino, il lavaggio e la distillazione di alcool.

 

Rena Effendi - TRANSYLVANIA: BUILT ON GRASS
©Rena Effendi – TRANSYLVANIA: BUILT ON GRASS

Rena Effendi - TRANSYLVANIA: BUILT ON GRASS
©Rena Effendi – TRANSYLVANIA: BUILT ON GRASS

 

Betty Colombo
La Riparazione, progetto realizzato con Save the Planet e Canon.


Classe 1975, è una fotoreporter italiana che lavora con le principali testate giornalistiche italiane e straniere occupandosi prevalentemente di reportage di viaggio e attualità.

Il rapporto tra uomo e natura è qualcosa di controverso e stupefacente. La Terra cambia, un po’ per se stessa e molto a causa nostra. Ma il pianeta sa muoversi per auto-ripararsi e così cerca di fare l’uomo. L’uomo distrugge il pianeta e poi lo cura, entrambi si feriscono a vicenda per poi aggiustarsi. Questo lavoro parla di riparazione; riparare il guasto per conservare al posto di cambiare. Quattro finestre su altrettanti momenti in cui l’uomo e la natura cercano un dialogo per la salvezza comune. Quattro serie raccontano un territorio colpito da un incendio, un trapianto di polmoni, il salvataggio di un animale, un intervento di chirurgia plastica a seguito di un’ustione.

 

Betty Colombo - La Riparazione
©Betty Colombo – La Riparazione

Betty Colombo - La Riparazione
©Betty Colombo – La Riparazione

 

Sandra Hoyn
Fighting for a Pittance


Fotografa tedesca, inizia la sua carriera nel 2005 come fotogiornalista per riviste ed ONG a cui affianca progetti personali focalizzati sul sociale, sui diritti umani e sull’ambiente.

A Mantova propone un crudo documentario fotografico sulla boxe infantile praticata in Tailandia: una serie di immagini in bianco e nero che documentano la durezza dei combattimenti minorili di boxe e lo sfruttamento ad essi connessi. Le foto mostrano non solo la violenza del ring, ma anche la pressione psicologica che va di pari passo con la competizione sfrenata. Bambini e bambine si allenano portando il loro corpo e la loro mente al limite, mentre vestono gli abiti di lottatori adulti.

 

Sandra Hoyn - FIGHTING FOR A PITTANCE
©Sandra Hoyn – FIGHTING FOR A PITTANCE

Sandra Hoyn - FIGHTING FOR A PITTANCE
©Sandra Hoyn – FIGHTING FOR A PITTANCE

 

Annalisa Natali Murri
Cinderellas


Fotografa freelance italiana, dopo il diploma alla scuola di fotografia architettonica ed urbana ed una laurea in ingegneria, avvia una serie di progetti personali e documentaristici, ispirati a questioni sociali ed alle loro conseguenze psicologiche.

Alla Biennale porta un intenso lavoro sulle Hijras transessuali del Bangladesh, un tempo venerate e rispettate per la loro appartenenza al “terzo genere”, oggigiorno queste donne transgender soffrono invece gravi situazioni di povertà e negazioni di diritti, trovandosi costrette a prostituirsi per sopravvivere. Ma non è la tragedia di queste discriminazioni che ci viene mostrata nelle immagini in bianco e nero di Murri. Il suo ritratto delle Hijiras è piuttosto un incontro intimo, silenzioso e profondamente rispettoso.

 

Annalisa Natali Murri - CINDERELLAS
©Annalisa Natali Murri – CINDERELLAS

Annalisa Natali Murri - CINDERELLAS
©Annalisa Natali Murri – CINDERELLAS

 

Claudia Corrent
Vorrei


Bolzanina con una passione per la fotografia sin da giovanissima, studia filosofia, approfondendo simultaneamente l’aspetto comunicativo ed estetico dell’immagine.

Cogliere il Genius loci paesaggistico è la sua missione principale. Esplorando il concetto di “vita laburista”, i dittici del progetto Vorrei ritraggono adolescenti studenti di una scuola professionale.

Claudia Corrent “flasha” sulla vita e sulla speranza di occupazione futura da parte dei giovani, fornendoci una sorta di libretto anagrafico o libretto di lavoro delle loro ambizioni. I dittici ritraggono adolescenti tra i 14 e i 19 anni, studenti della scuola professionale di Bolzano. Le fotografie presentano da una parte il ritratto del ragazzo/a e dall’altra il foglio che ne racconta i desideri: dalla semplice riuscita professionale (“Il mio sogno è diventare un bravo automeccanico”) alle regolari rivendicazioni di autonomia e felicità (“Vorrei farmi una vita mia”). Proprio come la vecchia consuetudine, che prevedeva la trascrizione nel libretto di lavoro e distingueva l’impiegato di concetto dall’impiegato di complemento, “vorrei” registra un primo approccio alla vita “laburista”.

 

Claudia Corrent - VORREI
©Claudia Corrent – VORREI

Claudia Corrent - VORREI
©Claudia Corrent – VORREI

 

Daro Sulakauri
The Black Gold


Studia cinema e fotografia a Tbilisi, in Georgia, per poi diplomarsi in fotogiornalismo documentaristico all’ICP di New York.

The Black Gold ci porta nel vivo delle condizioni lavorative dei minatori georgiani di Chiatura, la più grande riserva di manganese in Georgia. Un tempo è stata una città ricca con davanti a sé un prospero futuro, ma dopo il crollo dell’Unione Sovietica ha sofferto di una grande depressione, inquinamento e povertà. Le miniere a cielo aperto di manganese depauperano in modo evidente l’ecologia urbana e la condizione di salute degli abitanti è messa costantemente a rischio a causa dell’inquinamento dell’aria. Qui l’unico lavoro che si può trovare è all’interno delle miniere e prevede turni da 12-18 ore, 13 km sottoterra con un salario mensile di circa $270.

La maggior parte dei minatori abita nei villaggi che si trovano sopra i tunnel minerari. Per mantenere il lavoro e sfamare le famiglie scavano e fanno esplodere mine sotto le loro stesse case, molte delle quali vengono danneggiate. La legge in Georgia non impone l’ispezione delle condizioni di lavoro dei minatori e ci sono stati diversi casi di morte negli ultimi anni anche a causa dell’attrezzatura obsoleta che risale agli anni Cinquanta. Nel corso degli anni si sono svolte numerose proteste contro queste durissime condizioni di lavoro, i salari bassi e i licenziamenti di massa.

 

Daro Sulakuri - THE BLACK GOLD
©Daro Sulakuri – THE BLACK GOLD

Daro Sulakuri - THE BLACK GOLD
©Daro Sulakuri – THE BLACK GOLD

 

Nausicaa Giulia Bianchi
Women Priests Project


Fotografa documentarista profondamente orientata sui temi della spiritualità legata al femminile e al divino. Il suo lavoro documenta la missione di “disobbedienza”, rinnovamento e spiritualità condotta dalle donne prete.

Nell’estate del 2002, sette donne cattoliche provenienti da Austria, Germania e Stati Uniti sono state ordinate preti su una nave in crociera lungo il Danubio. Poco dopo, tre donne sono state ordinate vescovi in gran segreto, così da poter tramandare ordinazioni femminili senza l’intervento del Vaticano. Da allora, diverse cerimonie simili sono state tenute da RCWP, un gruppo di suffragette che mettono in atto una disobbedienza religiosa a favore dell’ordinazione di donne.

Oggi, il movimento conta più di 215 preti ordinate e 10 vescovi in tutto il mondo. Giulia Bianchi lavora a Women Priests Project dal 2012. Ha visitato 35 comunità negli Stati Uniti, Canada e Colombia. L’obiettivo del progetto è quello di creare un archivio storico di questo movimento; poiché la loro ordinazione è valida (anche se illecita), un giorno queste donne saranno ricordate come le prime preti donne cattoliche della storia. In un momento che necessita molto di cambiamento, queste foto ci mostrano una realtà proibita che potrebbe diventare il futuro della Chiesa. Il progetto ci mostra quale è la spiritualità femminile e che caratteristiche hanno le comunità che sono create sotto la guida di donne: inclusive, non gerarchiche, non dogmatiche, e aperte a persone di ogni razza, genere e status economico.

 

Nausicaa Giulia Bianchi - WOMEN PRIEST PROJECT
©Nausicaa Giulia Bianchi – WOMEN PRIEST PROJECT

Nausicaa Giulia Bianchi - WOMEN PRIEST PROJECT
©Nausicaa Giulia Bianchi – WOMEN PRIEST PROJECT

 

Eliza Bennett
A Woman’s work is never done


Autrice inglese con un Master of Fine Arts alla London Art School porta un progetto sul ricamo che è tradizionalmente associato all’idea di lavoro femminile, inteso come opera minuziosa e agile, distante dalla fatica fisica del lavoro maschile.

Eliza Bennett utilizza lo strato superiore della sua pelle come tessuto da ricamo sovvertendo così la contrapposizione tra lavoro maschile e femminile. Attraverso l’uso di una tecnica considerata femminile, l’artista restituisce l’immagine rappresentativa delle mani di donne impiegate in occupazioni ancillari e invisibili alla società, mostrando come il lavoro delle donne sia ben lungi dall’essere facile e leggero. Il suo progetto prevede un’installazione video.

 

Eliza Bennett - A WOMAN’S WORK IS NEVER DONE
©Eliza Bennett – A WOMAN’S WORK IS NEVER DONE

Eliza Bennett - A WOMAN’S WORK IS NEVER DONE
©Eliza Bennett – A WOMAN’S WORK IS NEVER DONE

 

Erika Larsen
Quinhagak. Works between 2015-2019


Fotografa e narratrice statunitense è molto nota per i suoi saggi. Documenta le culture che mantengono stretti legami con la natura “dove il paesaggio è estremamente importante per le persone”. Le sue opere sono esposte in mostre monografiche e collettive in gallerie di New York, Washington, Phoenix, Los Angeles, Mosca, Barcellona, Bologna e molte altre città.

Il lavoro che porta è ambientato a Quinhagak, la quale si trova sul fiume Kanektok sulla riva est della baia di Kuskokwim, meno di un miglio dalla costa del Mare di Bering in Alaska, dove Larsen è tornata regolarmente durante gli ultimi quattro anni. Le immagini prodotte sono note del tempo che ha trascorso in questi luoghi, un tempo, parte di una storia collettiva, che, sommandosi, forma un’unione di tempi sovrapposti.

 

Erika Larsen - QUINHAGAK, WORKS BETWEEN 2015-2019
©Erika Larsen – QUINHAGAK, WORKS BETWEEN 2015-2019

Erika Larsen - QUINHAGAK, WORKS BETWEEN 2015-2019
©Erika Larsen – QUINHAGAK, WORKS BETWEEN 2015-2019

 

Palazzo Te, nella Sala di Attilio Regolo, ospiterà la proiezione dei lavori di Mariagrazia Beruffi Chinese Whispers e Claudia Amatruda Naiade, la prima e la seconda classificata del Premio Musa 2019.

Il premio è dedicato alla produzione di portfolio fotografici ed è rivolto a tutte le fotografe (donne), senza nessuna distinzione tra amatrici e professioniste. L’ambito del premio è rivolto alla fotografia italiana femminile, possono partecipare fotografe, senza limitazioni relativi al linguaggio scelto, che vivono sul territorio italiano.


Aldeide Delgado
La nuova donna: narrazioni di genere nello sviluppo della fotografia femminile cubana


Storica dell’arte e curatrice cura una collettiva di sei artiste le cui fotografie ci danno un assaggio di diverse storie attraversate dalle tematiche di genere. La mostra è parte delle attività di promozione del Women Photographers International Archive (WOPHA), un’organizzazione emergente dedicata alla ricerca, alla promozione, al supporto e all’educazione sul tema del ruolo della donna e di coloro che si identificano come tali, in fotografia. E infine la mostra Le Fatiche delle Donne, dalla Collezione Donata Pizzi composta interamente da lavori di fotografe italiane, dal 1965 ad oggi.

La Biennale avrà anche un circuito OFF grazie alla open call che ha ricevuto 117 proposte di partecipazione da tutto il mondo. Dieci fotografe sono state selezionate per essere messe in mostra in un circuito off allestito in locali pubblici nel centro di Mantova. Tre fotografe vinceranno premi dati da Vice Italia (pubblicazione), Fotofabbrica (buono stampe) e R84 Mutlifactory Mantova in collaborazione con Studio Meraki, Studio d’arte Galana e Federica Bottoli (residenza artistica con produzione di una mostra).

 

Maria Eugenia Haya - Marcha del pueblo combatiente series. 1980. Courtesy of Maria Garcia Haya and Catalogo de Fotografas Cubanas
©Maria Eugenia Haya – Marcha del pueblo combatiente series. 1980. Courtesy of Maria Garcia Haya and Catalogo de Fotografas Cubanas

Kattia García - Las mujeres sostienen la mitad del cielo series. 2001. Courtesy of the artist and Catalogo de Fotografas Cubanas
©Kattia García – Las mujeres sostienen la mitad del cielo series. 2001. Courtesy of the artist and Catalogo de Fotografas Cubanas

Infine i premi: il Premio Musa proietterà durante la Biennale le prime due opere vincitrici della prima edizione del concorso, mentre la collaborazione con l’Italy Photo Award consentirà di far partecipare i due migliori portfolio selezionati durante le letture al premio nazionale.

La Biennale della Fotografia Femminile promette dunque di diventare un evento imperdibile per chi ama l’arte e la fotografia e per tutti coloro che desiderano “aprire gli occhi” su quanto sta succedendo oggi nel mondo grazie alla visione di grandi autrici, interpreti della realtà.


– via: Art Vibes submission – photo courtesy of: Biennale Fotografia Femminile


Exhibition info: Biennale Fotografia Femminile, a cura di Alessia Locatelli.

When: 5 marzo – 30 marzo 2020. Inaugurazione 5-8 marzo 2020.
Where: Varie sedi, Mantova.


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