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Said Dokins - "Babel". L'artista riscrive a Trapani l’ ”Incompiuto Siciliano”

Said Dokins – “Babel”. L’artista riscrive a Trapani l’ ”Incompiuto Siciliano”

| On 05, Feb 2022

Trapani Public Art – Sicily: l’artista Said Dokins interviene su un edificio simbolo della mafia e della corruzione degli ultimi 50 anni.

di Redazione Art Vibes


Picture: Said Dokins (@saidokins), “Babel“. Trapani Public Art, Sicily, Italy. Photo: Vincenzo Cascone.


In tutta Italia si possono trovare numerose costruzioni monumentali che per qualche motivo sono rimaste incomplete, progetti infrastrutturali ambiziosi, mai finiti e mai consegnati ai cittadini. Tali rovine contemporanee hanno resistito al consumo del tempo, come tracce di corruzione, a testimonianza dello sperpero che ha prevalso nel nostro Paese tra gli anni Cinquanta e gli anni Ottanta.

Per le caratteristiche comuni queste edificazioni sono state riconosciute con uno stile chiamato “Incompiuto Siciliano“, un’architettura costruita come la grande promessa incompiuta della modernità.

In questo contesto l’artista messicano Said Dokins ha ideato e sviluppato “Babel”, un intervento di arte urbana che si rifà all’episodio biblico che racconta la storia della mancata costruzione della torre più alta, capace di raggiungere il cielo, a causa della mancanza di comunicazione e comprensione.

Si tratta di un murale sorto sulle rovine incompiute di un complesso architettonico brutalista che un tempo doveva essere un deposito d’acqua. Quattro grandi muri di cemento conformano il set, attraverso il quale l’artista ha cercato di esplorare la molteplicità di voci che sono sfociate a Trapani.

Con l’aiuto della Biblioteca Fardelliana e dell’aiuto di Renato Dosquiavo, Dokins ha svolto una revisione di documenti antichi, tra i quali ha selezionato alcuni testi di epoche diverse che gli hanno permesso di riflettere sui linguaggi politici, popolari, sociali e spirituali e su come si relazionano in quanto processo temporaneo tra passato, presente e l’Incompiuto.

 

Said Dokins (@saidokins), Babel. Trapani Public Art, Sicily, Italy. Photo: Vincenzo Cascone
Said Dokins (@saidokins), Babel. Trapani Public Art, Sicily, Italy. Photo: Vincenzo Cascone

 

Babel – Pt.1 The Prisoner

La “X”, conformata da lettere d’oro e d’argento su un dorso verde intenso, si presenta come un simbolo di cancellazione, un modo per sbarrare la logica dell’ Incompiutezza, attraverso la riscrittura di due antichi testi. Il primo è il sentito appello di un prigioniero trapanese in Tunisia.

È l’ultima lettera di Alberto Gaetani alla sorella, datata 1776, in cui le chiede di intercedere per la sua vita affinché possa tornare a casa. Il secondo testo è un manifesto comunista Facio trapanese, in cui si descrivono i diritti a cui i lavoratori avrebbero dovuto avere accesso. La loro richiesta rivoluzionaria, senza dubbio, resiste a tutto ciò che rappresenta l’Incompiuto.

 

Pt.2: The Dialectal Poet Of Trapani

Dokins riprende le parole del poeta trapanese Giuseppe Marco Calvino, riportando ai nostri giorni il suo poema “U seculu decimu nonu“, un’aspra critica pubblicata più di 200 anni fa sull’abuso di potere. L’artista gioca con il contrasto tra la monumentalità della sua calligrafia in bianco e oro, che attribuisce al testo un senso di dignità e una voce di autorità negata al linguaggio popolare utilizzato per scrivere questo poema, originariamente in dialetto trapanese.

 

Said Dokins (@saidokins), Babel. Trapani Public Art, Sicily, Italy. Photo: Vincenzo Cascone
Said Dokins (@saidokins), Babel. Trapani Public Art, Sicily, Italy. Photo: Vincenzo Cascone

 

Pt.3: The slaves

L’artista riprende una serie di scritti del 18° secolo che contiene un inventario di schiavi, un elenco di nomi di persone, delle loro caratteristiche fisiche e del lavoro che hanno svolto.

Dokins riscrive quei nomi, facendoli apparire in una sorta di chiesuola, un enorme disegno reticolare che ricorda la scheda madre di un computer, riferendosi ai nuovi sistemi di catalogazione e controllo, nuovi modi di perpetuare la logica della schiavitù nelle relazioni sociali contemporanee.

 

Said Dokins (@saidokins), Babel. Trapani Public Art, Sicily, Italy. Photo: Vincenzo Cascone
Said Dokins (@saidokins), Babel. Trapani Public Art, Sicily, Italy. Photo: Vincenzo Cascone

Said Dokins (@saidokins), Babel. Trapani Public Art, Sicily, Italy. Photo: Vincenzo Cascone
Said Dokins (@saidokins), Babel. Trapani Public Art, Sicily, Italy. Photo: Vincenzo Cascone

 

Pt.4: The Rose Window

Attraverso la stilizzazione dell’iconico rosone della chiesa di Sant’Agostino a Trapani, dove nello stesso santuario coesistono elementi simbolici delle tre principali religioni monoteiste – Cattolicesimo, Ebraismo e Islam, Said Dokins trasforma il profano: un abbandonato muro di cemento si trasforma in un luogo sacro.

La contrapposizione di tradizioni e culti riflessa nel rosone, è un esempio della diversità culturale che converge nel territorio siciliano, con le sue tensioni e i suoi scontri. La composizione è costruita dalla ripetizione della frase: “Ovunque scrivo è un luogo sacro”. La scrittura diventa un atto rituale che serve all’artista per dislocare la separazione tra sacro e terreno.

 

Said Dokins (@saidokins), Babel. Trapani Public Art, Sicily, Italy. Photo: Vincenzo Cascone
Said Dokins (@saidokins), Babel. Trapani Public Art, Sicily, Italy. Photo: Vincenzo Cascone

Said Dokins (@saidokins), Babel. Trapani Public Art, Sicily, Italy. Photo: Vincenzo Cascone
Said Dokins (@saidokins), Babel. Trapani Public Art, Sicily, Italy. Photo: Vincenzo Cascone

– via: Art Vibes submission – photo credits: ©Vincenzo Cascone


– website: saidokins.com


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