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Art Vibes – Let's share beauty | June 6, 2026

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Ozmo assolto con formula piena, la giustizia italiana riconosce il valore culturale della sua arte

Ozmo assolto con formula piena, la giustizia italiana riconosce il valore culturale della sua arte

| On 20, Mag 2026

Il Tribunale di Livorno: l’intervento site-specific di Ozmo non è un reato, ma opera artistica con valore culturale. Anche il PM ha chiesto l’assoluzione.


di Redazione Art Vibes


Picture: photo courtesy of: Ozmo.


Con sentenza n. 64 del 13 gennaio 2026 — definitiva dal 29 aprile 2026 — il Tribunale di Livorno ha assolto l’artista Gionata Gesi, in arte Ozmo, da tutte le accuse con la formula più ampia prevista dalla legge: “perché il fatto non sussiste”.

Diversamente dai pochi precedenti noti in materia, non si è trattato di un proscioglimento dovuto ad aspetti procedurali, ma di un giudizio sostanziale che riconosce il valore culturale dell’opera.

 

Il fatto

Nella notte tra il 24 e il 25 giugno 2022, Ozmo realizò sulla Fonte di San Cerbone a Baratti (Piombino) due monete etrusche con il volto di Medusa, opera site-specific concepita in dialogo diretto con il Tesoro di Populonia, in quel momento esposto per la prima volta al Museo Etrusco locale.

Un intervento su una struttura da anni abbandonata al degrado, apprezzato pubblicamente dal sindaco di Piombino e dalla dott.ssa Carolina Megale, direttrice scientifica del Museo Etrusco di Populonia, eppure vandalizzato con vernice nera da ignoti pochi giorni dopo, infine rimosso nell’aprile 2023 su disposizione della Soprintendenza — la stessa che aveva denunciato alla magistratura l’opera, reputandola realizzata illecitamente su una struttura storica (art. 169 D.Lgs. 42/2004). Il caso aveva avuto ampia eco nazionale, suscitando, come solo l’arte sa fare, dibattito e attenzione.

 

Arte e ricerca

Ozmo, artista visivo il cui metodo è fondato sull’intervento site-specific, sul dialogo con la storia e l’iconografia del luogo, aveva studiato il contesto prima di agire.

I difensori, avv.ti Giuseppe Iannaccone ed Emanuele Andreis del Foro di Milano, hanno depositato una memoria e diversi materiali, tra cui una consulenza storica che ha confermato come l’antica fonte medievale fosse ormai distrutta da decenni e come, dunque, l’opera non avesse modificato alcun bene culturale vincolato ai sensi del Codice dei Beni Culturali. Il giudice ha fatto propria questa ricostruzione.

Per lo stesso motivo, dopo aver valutato il contributo difensivo, lo stesso Pubblico Ministero aveva chiesto l’assoluzione in via principale. La Procura ha però proposto per scrupolo accusatorio la riqualificazione del fatto in imbrattamento (art. 639 c.p.), imponendo a difesa e giudice di affrontare una questione più radicale: l’arte di Ozmo imbratta? La risposta del Tribunale è netta: i disegni “costituiscono un’opera artistica” con “valore culturale”, finalizzata a “dare lustro e importanza” a un bene abbandonato, con effetti “incompatibili” con l’imbrattamento. L’arte pubblica di qualità — come quella di Ozmo — rientra dunque tra le forme di espressione artistica tutelate dalla Costituzione.

 

Degrado presso la Fonte di San Cerbone a Baratti (Piombino)
Degrado presso la Fonte di San Cerbone a Baratti (Piombino). Photo courtesy: Ozmo

 

Il paradosso

A tre anni dalla rimozione forzata, la Fonte di San Cerbone è di nuovo in stato di degrado, imbrattata di rosso da ignoti. Chi ha operato con ricerca e intento culturale stato processato, e solo alla fine assolto con formula piena. Chi ha vandalizzato l’opera non è stato cercato.

Ha dichiarato Ozmo: “In quattro anni di attacchi personali e istituzionali, anche al mio valore artistico e a un’opera che avevo donato e oggi è perduta, ho pensato di chiuderla con un patteggiamento. Ho scelto invece di andare fino in fondo. Sono grato a chi mi è stato accanto — avvocati e istituzioni con cui ho spesso collaborato per leggere e valorizzare storia e territori. È arrivata una sentenza che riconosce il valore culturale della mia arte e l’attenzione che metto in ogni intervento: un precedente storico per l’arte pubblica nel Codice dei Beni Culturali. Peccato per la fontana della mia infanzia, di nuovo abbandonata.


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