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Art Vibes | December 14, 2018

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Marco Maria Zanin - Un viaggio alla ricerca della memoria

Marco Maria Zanin – Un viaggio alla ricerca della memoria

| On 23, Gen 2016

Identità antiche e contemporanee raccontate da uno sguardo attento alle comunità umane.

di Redazione Art Vibes


Above picture: Marco Maria Zanin – Carvalho, Serie Os Argonautas – Galleria Photographica Fine Art Lugano.


Il fotografo Marco Maria Zanin sarà presente con le sue opere ad Arte Fiera di Bologna dal 29.01 al 1.02 2016. Rappresentato dalle gallerie Photographica Fine Art di Lugano e Spazio Nuovo di Roma, presenterà sei delle sue opere, che rientrano nei principali progetti fotografici sviluppati nel corso degli ultimi anni.

Artista molto legato sia alla sua terra di origine che a quella di adozione, il Brasile, cerca di farci ripercorrere con i suoi scatti un viaggio fatto di un legame profondo. Dai luoghi di origine, le imponenti e allo stesso tempo fragili Cattedrali rurali, terra e mattoni abbandonati e protetti solo dalla veneta coltre nebbiosa, all’attraversamento dell’oceano di quegli Os Argonautas che, a metà strada tra una vecchia e una nuova identità, a cavallo tra Otto e Novecento, hanno deciso di fare del Brasile la loro nuova patria. La meta di gran parte di loro era la città di San Paolo, dove ora, più un secolo più tardi, cammina Marco Maria Zanin, che con uno sguardo contemporaneo la racconta in Lacuna e Equilibrio.
Il ciclo si riapre con l’abbandono, la rovina, in una città dove la memoria va riscoperta e preservata.
 

Marco Maria Zanin - Montegrotto, Padova, Cattedrali Rurali - 120x150 cm

Marco Maria Zanin – Montegrotto, Padova, Cattedrali Rurali – Galleria Photographica Fine Art Lugano.

Marco Maria Zanin - Gallinaro, Padova, Cattedrali Rurali

Marco Maria Zanin – Gallinaro, Padova, Cattedrali Rurali – Galleria Photographica Fine Art Lugano.

Serie Cattedrali Rurali


In tutti i Paesi europei, durante il novecento accade che l’agricoltura, da settore economico principale, lascia progressivamente spazio all’industria e al settore dei servizi.
In alcune aree questo succede molto velocemente, come in Veneto, nel nord est dell’Italia, che negli anni 60 e 70 diventa da una delle regioni più povere, una delle più ricche. E così, nella fretta di fuggire per sempre dalla ‘condanna’ alla terra, condizione di stenti e di fatica, si crea una profonda rottura tra la millenaria civiltà rurale, con i suoi riti, ritmi, valori etici ed ecologici, e la contemporanea, giovanissima, civiltà industriale e postindustriale.
Le Cattedrali rurali sono le tracce di questa rottura. Non sono edifici religiosi, ma case coloniche dove vivevano le famiglie di contadini che coltivavano la terra; eppure, cattedrali, perché simboli del sacro legame che gli uomini del passato hanno saputo instaurare con la terra. Una relazione antica, da richiamare di nuovo nell’epoca contemporanea.
Luoghi nella nebbia, dove anche nell’offuscamento della mancanza di memoria, c’è una stanza sacra, in cui i suoni sono attutiti, i dettagli e il contesto si perdono, ma possiamo avvertire l’anima delle cose.
 

Marco Maria Zanin - Monumento a Renato, Serie Os Argonautas

Marco Maria Zanin – Monumento a Renato, Serie Os Argonautas – Galleria Photographica Fine Art Lugano.

Serie Os Argonautas


La consistenza della memoria è messa a dura prova dalle dinamiche della metropoli postmoderna. I supporti materiali su cui essa si deposita, siano essi monumenti, antichi edifici, oggetti o album di famiglia, sono puntualmente ingoiati o demoliti dagli effetti di una forza cieca che spinge verso il nuovo, verso il massimo profitto, che trasforma rapidamente il tessuto sociale e urbanistico della città e lascia i suoi abitanti senza radici.
San Paolo del Brasile è la più grande città ‘italiana’ dopo Roma. Qui, a partire dal 1865 si riversò gran parte dei flussi migratori che dall’Italia, soprattutto dalle campagne del Veneto, si dirigevano oltreoceano. Oggi è una metropoli di venti milioni di abitanti, capitale culturale di una delle più dinamiche economie emergenti, un complesso, gigantesco e caotico organismo di cemento in cui convivono e cozzano una moltitudine di storie, etnie, religioni, classi sociali, in una corsa continua verso il futuro.
Os Argonautas è il tentativo di immergersi in questo tumulto per ricomporre i resti di una memoria che ha legato le storie di due Paesi contribuendo allo sviluppo economico e culturale di entrambi, una forma peculiare di una pratica eterna, quella del viaggio verso un destino migliore. Tra gli argonauti approdati in Brasile ci sono stati grandi imprenditori, artisti e altre figure rilevanti, ma i protagonisti di questa indagine sono quegli ‘ultimi’, contadini e artigiani, che hanno lasciato le loro terre come unica alternativa alla miseria.
Essi sono spesso senza volto perché le loro identità si perdono nel tempo, e senza nome perché non esiste una storia che si sia preoccupata di tramandare le loro gesta.
Le loro presenze si confondono nel peso e nel rumore del tempo, reso ancora più graffiante dai ritmi della metropoli. Rimangono pochi segni, qualche ricordo attorcigliato a un sogno, forme che prendono altre forme. Materia riemersa, ora disponibile per essere lavorata.

 

Marco Maria Zanin - Ottobre 1893, Serie Os Argonautas

Marco Maria Zanin – Ottobre 1893, Serie Os Argonautas – Galleria Spazio Nuovo Roma.

Serie Lacuna e Equilibrio


La domanda posta nella serie ‘Lacuna e Equilibrio’ è quella relativa alla nostra relazione di fronte alla rovina, al detrito, ai resti del passaggio dell’uragano della modernità. Perché se dopo il suo passaggio rimane ancora un briciolo di umanità, è intrinseco ad essa l’anelito alla costruzione di nuovi significati. Forse gli oggetti di scarto non sono meno importanti. Probabilmente anche attraverso di essi, esclusi dall’orizzonte della modernità non avendo più alcuna funzione, con il giusto sguardo, è possibile aprire una temporalità alternativa, costruire una proposta per il futuro. Una possibile via di uscita, che però richiede un sincero atto di amore, la capacità di abbassarsi, inginocchiarsi a raccogliere i pezzi di ciò che è andato distrutto, dimenticato, per ridarne una nuova collocazione nel presente.
San Paolo del Brasile, nella sua disorganizzazione arbitraria, è una città che ricostruisce se stessa tre volte ogni cento anni. Espressione del rapporto patologico con il tempo della società contemporanea, edifici vengono costantemente demoliti per far spazio ad altri con caratteristiche più funzionali al massimo profitto del momento, destinati a diventare essi stessi rovine in poche decine di anni. Le tonnellate di detriti di questo processo di smantellamento vengono prima accumulate nelle caçambas, grossi contenitori di ferro posti nelle strade di fronte ai cantieri della città, e poi, in un viaggio oscuro, portati via.
Cercando una guida in Giorgio Morandi, che dipinse per tutta la vita oggetti della umile quotidianità, riuscendo ad elevarli ad una dimensione atemporale e metafisica, ho scelto con cura le macerie della città demolita, provando a collocarle in uno spazio neutro, osservando se fuori dalle dinamiche che ne hanno definito il destino, fossero possibili altri livelli di lettura.
 

Marco Maria Zanin - Natura morta IV, Serie Lacuna e Equilibrio, 60x75 cm

Marco Maria Zanin – Natura morta IV, Serie Lacuna e Equilibrio – Galleria Spazio Nuovo Roma.

Marco Maria Zanin nasce a Padova nell’ottobre del 1983. Si laurea prima in Lettere Moderne e poi in Diritti Umani, successivamente partecipa ad un percorso post laurea in Psicologia. Sviluppa contemporaneamente l’attività artistica, e compie numerosi viaggi e soggiorni in diverse parti del mondo, mettendo in pratica quell’esercizio di ‘dislocamento’ fondamentale per l’analisi critica dei contesti sociali, e per alimentare la sua ricerca tesa a individuare gli spazi comuni della comunità umana.
Mito e archetipo come matrici sommerse dei comportamenti contemporanei sono il centro della sua indagine, che si snoda sull’osservazione della relazione tra l’uomo, il territorio e il tempo.
Sceglie come strumento privilegiato la fotografia, che è spesso usata mescolando tecniche diverse e superando i confini di altre discipline artistiche.
Al momento collabora con due gallerie, in Italia con Spazio Nuovo di Roma e in Svizzera con Photographica Fine Art di Lugano. Le sue opere sono contenute anche nelle seguenti collezioni: MART Museo di Arte Moderna di Trento e Rovereto; SPMSalsali Private Museum, Dubai; GAMGalleria d’Arte Moderna, Genova; Archivio Italo Zannier, Venezia.


– via: Art Vibes submission

– photo credits: © Marco Maria Zanin


– Further reading:

– website: marcomariazanin.com


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