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Art Vibes | September 23, 2021

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Station to Station - Opere in transito, artisti di passaggio

Station to Station – Opere in transito, artisti di passaggio

| On 21, Lug 2021

La rete ferroviaria come metafora di trasmissione della cultura. Ristabiliamo un contatto. Torniamo umani: un viaggio da fermi nell’arte in luoghi per antonomasia preposti al movimento.

di Redazione Art Vibes


Picture: Mustafa Sabbagh, anthro-pop-gonia, 2015. installazione audio-video: 7 video HD su 7 schermi lcd, color, loop, dimensioni ambientali. veduta di Station to Station, Salone dei Mosaici di Messina Marittima.



Due città condividono lo stesso braccio di mare. Messina e Reggio Calabria sono come due facce della stessa medaglia, unite da un destino comune che hanno condiviso anche nei momenti più tragici: l’una porta di accesso all’isola più grande del Mediterraneo, l’altra punto di approdo nel Continente.

Due città che hanno in comune la paternità delle stazioni: quell’Angiolo Mazzoni che, durante il Ventennio, progettò numerosi edifici ferroviari lungo l’intera Italia. Due strutture inaugurate alla fine degli anni trenta con enfasi propagandistica, a voler dimostrare la potenza di un Impero che cancella trionfalisticamente le ferite lasciate aperte dal sisma del 1908; il tutto, alla soglia della devastazione della Guerra.

Oggi due di questi edifici-monumento, prodotto dell’estetica futurista influenzata dall’ideale della velocità e vittime di una damnatio memoriae che li ha visti capri espiatori dei nostri stessi comportamenti antiumani, diventano contenitori di un progetto di arte contemporanea che innesta le sue radici sulla vivifica capacità di riadattamento, di reinvenzione, di restituzione alla memoria di luoghi che non sono mai stati aperti – il Bunker della Stazione di Reggio Calabria Centrale – o che sono stati volutamente chiusi – il Salone dei Mosaici della Stazione Marittima di Messina.


 

“Here am I, flashing no color tall in my room overlooking the ocean Here are we, one magical movement from Kether to Malkuth There are you, you drive like a demon, from station to station…

David Bowie, Station to Station, 1976.”

Il prolungamento delle linee ortogonali semplici e dirette, tipiche dello stile architettonico futurista e metafisico di Angiolo Mazzoni che le ha progettate assecondando le esperienze del Razionalismo tedesco, ne ha valorizzato le strutture essenziali, intersecando la linea d’orizzonte dello Stretto e dilatando lo spazio reale e la sua percezione, fondendo idealmente in un unico agglomerato umano le due grandi città sorelle, nel bene e nel male, di Reggio e di Messina. Riaperture, ricongiungimenti. Da Stazione a Stazione.

 

Grazia Bono & Giovanni Brandolino, Knightfish - un pesce in camera doppia, 2021, scultura rivestita in carta disegnata, sale, dimensioni ambientali veduta di Station to Station, Bunker di Reggio Calabria Centrale
Grazia Bono & Giovanni Brandolino, Knightfish – un pesce in camera doppia, 2021, scultura rivestita in carta disegnata, sale, dimensioni ambientali veduta di Station to Station, Bunker di Reggio Calabria Centrale

Felipe Perez, You are not what you seem, 2021, scultura in ceramica, pigmento e specchio nero, 55 x 31 x 28 cm veduta di Station to Station, Bunker di Reggio Calabria Centrale
Felipe Perez, You are not what you seem, 2021, scultura in ceramica, pigmento e specchio nero, 55 x 31 x 28 cm veduta di Station to Station, Bunker di Reggio Calabria Centrale

Con il patrocinio del Ministero della Cultura, Station to Station è un progetto pilota di arte contemporanea realizzato grazie alla fondamentale collaborazione del Gruppo Ferrovie dello Stato Italiane, che si dirama tra le stazioni di Reggio Calabria Centrale e di Messina Marittima, coordinato dalla direzione artistica di una realtà culturale come Techne Contemporary Art.

Artisti di passaggio. Opere in transito. Un viaggio da fermi in luoghi per antonomasia preposti al viaggio, dove ciascun artista invitato esprime il bisogno di connessione con i mondi, necessariamente al plurale, con la consapevolezza di essere immerso in un sistema di relazioni che improvvisamente si è scoperto fragile, nel quale i rapporti interpersonali sono stati messi in discussione e i metodi classici della diffusione sono stati vincolati in una gabbia di limitazioni, distanziamenti, chiusure e aperture, deboli e labili.

 

Lucilla Ragni, Tra le terre, 2021, installazione site-specific, mixed media, dimensioni ambientali veduta di Station to Station, Salone dei Mosaici di Messina Marittima
Lucilla Ragni, Tra le terre, 2021, installazione site-specific, mixed media, dimensioni ambientali veduta di Station to Station, Salone dei Mosaici di Messina Marittima

I linguaggi della contemporaneità, in totale aderenza con le sperimentazioni tecnologiche, trasmettono i propri codici ad alta velocità; essere connessi alla rete permette la visibilità e l’aggiornamento sulle più svariate tendenze artistiche. Parimenti la rete ferroviaria con le sue stazioni, punti di snodo e di transito, diventa metafora della trasmissione della cultura.

Un luogo altro per veicolare i messaggi dell’arte in maniera capillare, per diffondere, per coinvolgere. Se è vero che l’evoluzione dei modi di comunicare ha facilitato lo scambio di esperienze, è altrettanto vero che essa ha privilegiato la virtualità rispetto alla fisicità, al contatto. Ristabiliamo un contatto. Torniamo umani. Lanciamo un messaggio, diamo un segno, e facciamolo a partire da quello che è un bisogno congenito dell’uomo: quello del viaggio.

L’arte come luogo simbolico della necessità di spostamento, terrain vague, la più grande linea di difesa dell’umanità; la stazione come suo luogo fisico per antonomasia, che – come le eterotopie di Foucault, «spazi che hanno la particolare caratteristica di essere connessi a tutti gli altri spazi, ma in modo tale da sospendere, neutralizzare o invertire l’insieme dei rapporti che essi stessi designano, riflettono o rispecchiano» – non sono altro che contenitori temporanei di frammenti situazionali, luoghi dell’impermanenza, pause obbligate tra un arrivo e una partenza. Intermezzi ai quali, attraverso l’arte che è il regno del simbolo, vorremmo aggiungere la dimensione del tempo liberato dalla contingenza del presente.

Quanti modi di viaggiare conosci?
Qualunque essi siano, Station to Station ti augura buon viaggio.

 

Mustafa Sabbagh, anthro-pop-gonia

La grande storia dell’umanità, come rilevava Borges, è la costante riattualizzazione del mito; invitato da Station to Station, Mustafa Sabbagh reinterpreta il tópos classico del viaggio attraverso la sua celebre installazione video anthro-pop-gonia, dittici orfici che contestualizzano un uomo nel suo Parnaso metropolitano, piaceri cinetici figli dello stesso appagamento transitorio di una partita vinta a God of War.

Alle origini della cultura, il mito è icona. Nella storia dell’arte, è iconografia. Nella cyber-era contemporanea, immediata e morbosa come una chat-room, il mito è iconoclasmo: non più la devozione di Pigmalione, il pegno d’amore di Arianna, l’eroismo fondativo di Teseo, ma la loro immagine avatar, foto-profilo da social, patologia narcisistica auto-innamorantesi.

Come in un sim-po(p)-sio di dei pronti a fare festa, come un’anthro-pop-gonia la cui massima generatrice è di vizio, virtù, il compendio di mitologia contemporanea di Mustafa Sabbagh è ambientato in un Olimpo(p) di uomini il cui mito, la storia da raccontare, è esattamente il vizio che li connota, la cui mitizzazione è data dalla sua stessa mediatizzazione: dimmi che vizio hai, e ti dirò che mito sei.

 

Mustafa Sabbagh, anthro-pop-gonia, 2015. installazione audio-video: 7 video HD su 7 schermi lcd, color, loop, dimensioni ambientali. veduta di Station to Station, Salone dei Mosaici di Messina Marittima
Mustafa Sabbagh, anthro-pop-gonia, 2015. installazione audio-video: 7 video HD su 7 schermi lcd, color, loop, dimensioni ambientali. veduta di Station to Station, Salone dei Mosaici di Messina Marittima

 

Ninni Donato – Qui non sbarcherà mai nessuno

Incastonato nella parete rivestita di travertino, il grande mosaico progettato da Michele Cascella rappresenta la Sicilia al centro dell’Impero in un anno patinato e apparentemente lontano da quanto sarebbe accaduto in Europa da lì a poco. Un’opera monumentale, almeno quanto l’architettura che la contiene, ma priva dell’essenzialità di quest’ultima. È accaduto spesso in passato di osservarla, durante i tanti attraversamenti dello Stretto, ma è un ricordo labile quanto l’imbiancatura a calce che per tanti anni nascose la figura di Mussolini, adesso restituita alla storia dopo l’ultimo restauro e la definitiva riapertura al pubblico in occasione di Station to Station.

Durante il sopralluogo è maturata nell’artista l’idea di interagire con quella visione operando, col senno di poi, una dissezione del messaggio propagandistico implicito nell’opera, una restituzione al presente degli slogan originari, traslati in una realtà che si è trasformata nelle situazioni, ma non nei messaggi.

Certamente una visione politica ma non politicizzata, forse non completamente oggettiva, ma disincantata. Una scritta neon, in courier come il font delle vecchie macchine da scrivere, dove le parole non e mai sono barrate – a operare una cancellazione che altera il senso della frase, un cortocircuito tra l’obiettività del documento e la astoricità della tradizione orale legata al mito omerico.

Un’affermazione perentoria che, nella sua collocazione dentro quello che era il principale luogo sbarco nell’Isola, ha il sapore amaro della premonizione anche riguardo al destino del luogo, ormai privato della sua funzione originaria.

 

Ninni Donato, Qui non sbarcherà mai nessuno, 2021 installazione site-specific, neon e mixed media, dimensioni ambientali veduta di Station to Station, Salone dei Mosaici di Messina Marittima.
Ninni Donato, Qui non sbarcherà mai nessuno, 2021 installazione site-specific, neon e mixed media, dimensioni ambientali veduta di Station to Station, Salone dei Mosaici di Messina Marittima.

 

zeroottouno – Italia

L’installazione di zeroottouno (duo artistico composto da Davide Negro e Giuseppe Guerrisi) per Station to Station nasce da una riflessione sul momento storico, politico, economico che l’Italia sta vivendo. Una forte crisi identitaria, alimentata da una frammentazione dei valori e da una soglia dell’attenzione talmente bassa da consentire a chiunque si presenti sul grande palco offerto dai media di essere applaudito, sostenuto e seguito.

A tutto ciò si aggiunge una comunicazione nei riguardi del proprio popolo fuorviante, pilotata, sempre più spesso allarmista. È proprio attorno al tema della comunicazione che l’opera invita a riflettere. Italia gioca con i sensi dello spettatore, generando un corto circuito tra quello che si legge e quello che si percepisce.

 

zeroottouno, Italia, 2021. installazione site-specific, neon, dimensioni ambientali. veduta di Station to Station, Bunker di Reggio Calabria Centrale
zeroottouno, Italia, 2021. installazione site-specific, neon, dimensioni ambientali. veduta di Station to Station, Bunker di Reggio Calabria Centrale

 

TechneLab – 50persone

50persone è l’installazione site specific che presenta TechneLab nella sala macchine di questo bunker, recentemente restaurato e reso fruibile dopo quasi un secolo. Questa unità di misura indicava la capienza e la portata massima del rifugio in caso di evacuazione dalla superficie. Il bunker, dotato di un meccanismo generatore mediante una dinamo a pedali, non è mai entrato in funzione.

L’installazione, composta da cinquanta sculture in ceramica, interagisce con il preesistente e va a sottolineare le tracce di erosione sui metalli che compongono il nuovo scenario, ctonio, muto e svelato. All’ingresso, una ruota in ceramica liberata dagli ingranaggi lascia intuire, in tutta la sua potenza visiva, il dispositivo della dinamo ormai andato perduto.

 

TechneLab, 50persone, 2021, installazione site-specific, ceramica, dimensioni ambientali veduta di Station to Station, Bunker di Reggio Calabria Centrale
TechneLab, 50persone, 2021, installazione site-specific, ceramica, dimensioni ambientali veduta di Station to Station, Bunker di Reggio Calabria Centrale

 

Angela Pellicanò – Sciafilia

 

«Sto riflettendo sulla capacità che alcune specie vegetali solo in apparenza fragili hanno avuto, adattandosi agli sconvolgimenti del pianeta. Ho creato un sacrario di teche, comunemente chiamate terrari, che possano restituire una frammentazione di paesaggio colonizzato dai muschi. Piccole piante che ci hanno preceduto e che, con evidente possibilità, ci resisteranno.

Installare una sequenza di volumi sigillati con uno scarto minimo di riciclo dell’aria – o, addirittura, in un sistema ermetico già definito Teca di Ward – mi dà la possibilità di riflettere di viaggi botanici e non, utilizzando Wardian cases e ipotizzando un prima e un dopo il viaggio, momento nel quale i confini vengono definitivamente abbattuti. il contenuto delle teche è indicativo della resistenza del muschio, già presente sulla terra da più di quattrocento milioni di anni, e della sua straordinaria funzione, poiché ha stimolato la produzione di anidride carbonica nell’aria, ha preparato il suolo per la crescita delle prime piante e, in circa quaranta milioni di anni, ha aumentato l’ossigeno nell’atmosfera: quello che noi oggi possiamo respirare e, per questo motivo, esistere. L’idea di creare un sistema speculare e di riflessione tra il bunker e le piante mi è parsa del tutto naturale».

 

Angela Pellicanò, Sciafilia, 2021, installazione site-specific, Wardian cases, dimensioni ambientali veduta di Station to Station, Bunker di Reggio Calabria Centrale
Angela Pellicanò, Sciafilia, 2021, installazione site-specific, Wardian cases, dimensioni ambientali veduta di Station to Station, Bunker di Reggio Calabria Centrale

– via: Art Vibes submission


When: 1 luglio – 31 agosto 2021.
Where: Bunker @ Stazione di Reggio Calabria Centrale _ Grazia Bono & Giovanni Brandolino | Pino Caminiti | Angela Pellicanò | Felipe Perez | Francesco Petrone | TechneLab | zeroottouno – Salone dei Mosaici @ Stazione di Messina Marittima _ Ninni Donato | Lucilla Ragni | Mustafa Sabbagh.


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