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Art Vibes | September 23, 2019

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Mustafa Sabbagh - Ens Rationis + Il manichino e i suoi paesaggi. Una storia (quasi) metafisica

Mustafa Sabbagh – Ens Rationis + Il manichino e i suoi paesaggi. Una storia (quasi) metafisica

| On 22, Ott 2015

L’alchimista del contemporaneo in mostra a Ferrara.

di Redazione Art Vibes


Siamo realisti: l’irreale esiste. Siamo umani: l’impossibile è possibile, in quella zona grigia, fatta di materia grigia, che è la mente. In occasione della grande esposizione al Palazzo dei DiamantiDe Chirico a Ferrara. Metafisica e Avanguardie”, in collaborazione con le Gallerie d’Arte Moderna e Contemporanea ed i Musei di Arte Antica del Comune di Ferrara, e nell’ottica di fare sistema attorno alla cultura, il Museo Civico di Storia Naturale di Ferrara ha invitato in mostra, all’interno delle proprie sale, Mustafa Sabbagh.

L’artista, il cui fine e mezzo di ricerca è da sempre l’uomo, ha riflettuto sullo spazio e sul tema propostigli. Lo spazio è un museo di storia. Il tema è la Metafisica. Desumendone che l’elemento comune è ancora l’uomo, autore delle azioni, fautore del pensiero che le sostiene e le travalica. La sua carne, che scrive la storia, e la sua mente, che pensa le storie. Storie fisiche, Ens Naturae, e storie metafisiche, Ens Rationis.

mustafa sabbagh, memorie liquide _ untitled, 2012 - stampa fotografica lambda su dibond, ed. di 5 + 1 pa, © mustafa sabbagh
mustafa sabbagh, memorie liquide _ untitled, 2012 – stampa fotografica lambda su dibond, ed. di 5 + 1 pa, © mustafa sabbagh

Perché la vera metafisica che interessa a Mustafa Sabbagh non è solo una corrente artistica; è un viaggio mentale, squisitamente umano. La vera metafisica è l’ibridazione, e Mustafa Sabbagh la rende reale, alchimista del contemporaneo, attraverso la fotografia. Come nel Bestiario di Julio Cortázar, bisogna imparare a convivere con la pratica di partorire, vomitandoli, conigli; come ne Il signor Münster di Alberto Savinio (pittore, scrittore, compositore, fratello di Giorgio De Chirico), si può razionalmente riflettere sulla decomposizione del corpo dovuta alla propria morte, osservandola freddamente da vivi. L’arte di Mustafa Sabbagh fotografa ciò che la mente è in grado di immaginare, azzerando la dicotomia tra visto e vissuto. In nome del pensato; dunque, in nome della vera meta-fisica.

Esploratore del proprio inconscio per restituirlo potente nelle sue opere, servendosi di un cammino affine a quello che compie durante la sua ricerca artistica, Sabbagh ha effettuato un sopralluogo nei depositi del Museo, riportandone in vita volatili in uno stato di sospensione artefatta grazie a quell’artificio umano, che ha le suggestioni dell’alchemico, proprio della tassidermia. Quella mezza morte che cantò Savinio, nei suoi lirici Chants de la mi-mort; uno stato di morte, o di vita, apparente, di una natura non-morta, ma che sceglie l’eutanasia come sospensione da una realtà tragica, perpetrata dal suo più grande colpevole: ancora l’uomo.

Il risultato è un intervento multimediale site-specific che mette in rilievo la verità nuda, cruda e ancestrale propria della condizione animale, o del noble savage di Rousseau.


Un viaggio che ibrida morte e vita, umano e animale, reale e virtuale, contesto e sostanza, usando i linguaggi della fotografia, dell’installazione, della video-art, perché nessun linguaggio si presta alla comunicazione tra possibile e impossibile, più dell’arte.

In un percorso espositivo che si snoda attraverso le sale museali disseminate delle opere che lo hanno reso celebre nei musei e nelle gallerie di tutto il mondo, Mustafa Sabbagh parla di habitat contaminati, di creature ibridate, di micromondi contestualizzati a partire dall’ens rationis, neri come un mare denso come il petrolio, veri come un uomo che incarna, attraverso l’obiettivo, la propria riconoscibilissima estetica, figlia di un’etica altrettanto profonda.

Mari neri e uccelli notturni, landscapes fumosi e sonnambuli tabagisti: la metafisica contamina la fisica, come in un organismo geneticamente modificato, come in una metamorfosi kafkiana, e la rende pesante quanto la piuma di un meraviglioso e raro volatile.

In “Ens Rationis“, Mustafa Sabbagh travalica l’idea installativa cinquecentesca della Wunderkammer, puro narcisistico decoro, per dimostrare che, ancora una volta e sempre, è il contesto che crea la sostanza. “Ognuno ha le reliquie che si merita”, scrisse Savinio in Casa “La vita” (1943). In Ens Rationis il reliquiario di Mustafa Sabbagh è un museo. Le reliquie sono le sue opere d’arte.


mustafa sabbagh, ArtLemma _ untitled, 2015 stampa fotografica lambda su dibond, ed. di 5 + 1 pa © mustafa sabbagh
mustafa sabbagh, ArtLemma _ untitled, 2015 stampa fotografica lambda su dibond, ed. di 5 + 1 pa © mustafa sabbagh

Mustafa Sabbagh - ens rationis
Mustafa Sabbagh – ens rationis

mustafa sabbagh, onore al nero _ untitled, 2015 dittico, stampa fotografica lambda su dibond ed. di 5 + 1 pa © mustafa sabbagh
mustafa sabbagh, onore al nero _ untitled, 2015 dittico, stampa fotografica lambda su dibond ed. di 5 + 1 pa © mustafa sabbagh

 
È da un intenso poema breve di Guillaume Apollinaire che Giorgio De Chirico trasse ispirazione nel ritrarre quei rigidi automi dalla testa ovoidale, privi di fattezze fisionomiche, noti all’uomo, all’artista, al couturier, all’anatomista come ‘manichini’. “Esseri che non conosco”, impossibilitati all’espressività, incapaci di reazione e relazione. Imperscrutabili. In una parola, metafisici. In occasione della grande esposizione al Palazzo dei Diamanti “De Chirico a Ferrara. Metafisica e avanguardie”, ed in collaborazione con le Gallerie d’Arte Moderna e Contemporanea ed i Musei di Arte Antica del Comune di Ferrara, inaugura mercoledì 11 novembre 2015, nella splendida cornice museale rinascimentale della Palazzina di Marfisa d’Este, “Il manichino e i suoi paesaggi. Una storia (quasi) metafisica”.

Avrò pure il diritto di salutare
Esseri che non conosco
Mi passano davanti e si affollano lontano
Mentre tutto mi è ignoto […]

Guillaume Apollinaire, “Il Musicante di Saint-Merry”, 1913

La mostra prende avvio dalla pubblicazione “Il manichino e i suoi paesaggi” di Linda Mazzoni e Claudio Gualandi, instancabili collezionisti e ricercatori di “simulacri umani”, con la collaborazione della critica d’arte Maria Livia Brunelli nella curatela di una sezione dedicata all’arte contemporanea, con interventi ad opera degli artisti Mustafa Sabbagh, Milena Altini e Jolanda Spagno.
 

mustafa sabbagh, das unheimliche, 2015 installazione multimediale, dettaglio bende ortopediche, video-loop, legno, ferro - dimensioni ambientali © mustafa sabbagh
mustafa sabbagh, das unheimliche, 2015 installazione multimediale, dettaglio bende ortopediche, video-loop, legno, ferro – dimensioni ambientali © mustafa sabbagh

L’esposizione, la prima, in Italia, ad avvalersi di un criterio selettivo principalmente storiografico nell’approcciare questo tema, porterà nelle sale museali della Palazzina Marfisa un’accurata selezione di manichini creati a partire dal XVIII secolo, congiungendo storia e costume, anatomia e culto religioso, ma soprattutto azzerando ogni gap spazio-temporale, in pieno dettame metafisico, nel percorso fluido tra arti antiche ed arte contemporanea.

Con “Das Unheimliche”, installazione multimediale che parla di (dis)attese e aberrazioni meta-fisiche, prima che fisiche, il celebre artista Mustafa Sabbagh fotografa, abbandonando, stavolta, i mezzi della fotografia, quella “umanità orrendamente mutila e inesorabilmente manichina” (Roberto Longhi, “Al dio ortopedico”, recensione alla prima personale romana di De Chirico, 1919), il cui unico, mistificante conforto è la smania di omologazione. Un gruppo scultoreo come una Natività 2.0 e un’aspettativa ossessiva come un loop che, perturbando e debordando, prestano il fianco al disvelamento di una verità bianca, palese e morbosa, come ogni segreto di famiglia.

Milena Altini, Waiting Souls, 2015 installazione site-specific, dettaglio pelli di vitello e di agnello, ferro dimensioni ambientali credits & courtesy: Milena Altini
Milena Altini, Waiting Souls, 2015 installazione site-specific, dettaglio pelli di vitello e di agnello, ferro dimensioni ambientali credits & courtesy: Milena Altini


Sospese nello spazio, illimitate nel tempo; anime in attesa di compimento, di metamorfosi definita, ma mai definitiva, l’imponente installazione scultorea “Waiting Souls”, presentata da Milena Altini, si compone di infinite spirali di pelli la cui forma non ha (ancora) forma, la cui vita non ha (ancora) vita. Potenti, esse si avvolgono su se stesse; innocenti, restano in attesa di un giudizio già, inevitabilmente, decretato.

L’Enigma delle Ore” di Jolanda Spagno riflette sull’altrove, riflettendo distorsioni. Come uno Stargate, l’arco ologrammatico tracciato da Jolanda è tessuto connettivo tra l’esperibile e la percezione di esso.

La Spagno, iperrealista nel linguaggio, visionaria nel contenuto, traccia a matita ciò che è, mostrando con lenti OLF ciò che potrebbe essere: in un non-tempo di un non-luogo, un volto è qui, ma è anche altrove.

In una suggestiva danza metafisica tra antico, moderno e contemporaneo, le stanze all’interno delle quali si dice aleggi ancora il fantasma di Marfisa d’Este, splendida ed efferata nipote di Lucrezia Borgia, si popolano, così, di nuove presenze.
Figure evanescenti come uno spettro, metafisiche come un manichino, ma potenti, emozionali ed evocative, come solo ogni opera d’arte.

Jolanda Spagno, L’enigma delle ore, 2015 installazione site-specific, dettaglio matita su carta, lente OLF, ferro dimensioni ambientali credits & courtesy: Jolanda Spagno
Jolanda Spagno, L’enigma delle ore, 2015 installazione site-specific, dettaglio matita su carta, lente OLF, ferro dimensioni ambientali credits & courtesy: Jolanda Spagno

– via: Art Vibes submission

– photo courtesy of: Mustafa Sabbagh


Exhibition info: Mustafa Sabbagh – Ens rationis

When: 10 novembre 2015 – 10 gennaio 2016. Vernice martedì 10 novembre, ore 18.00. Orari: 9.00 – 18.00, da martedì a domenica.
Where: Museo civico di storia naturale, via filippo de pisis 24 – Ferrara.


Exhibition info: Il manichino e i suoi paesaggi. Una storia (quasi) metafisica, tripla personale di Mustafa Sabbagh, Milena Altini e Jolanda Spagno. A cura di claudio gualandi, linda mazzoni e maria livia brunelli.

When: 11 novembre 2015 – 13 marzo 2016. Vernice mercoledì 11 novembre, ore 18.00. orari: 9.30 – 13.00 _ 15.00 – 18.00, da martedì a domenica.
Where: Museo civico della palazzina di marfisa d’este, corso giovecca 170 – Ferrara.


Further reading:

– M. Sabbagh website: mustafasabbagh.com

– Il manichino e i suoi paesaggi. Una storia (quasi) metafisica: mostramanichino.it


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