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Art Vibes | February 2, 2023

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L'arte muscolare ai tempi dei social.

L’arte muscolare ai tempi dei social. 3D Joe and Max - Reebok CrossFit, the world’s largest and longest 3D street artwork ever

| On 10, Set 2014

Nei network digitali trionfano le opere “da record”.

di Sergio Olivotti


 

Che cosa sia l’Arte è davvero difficile a dirsi. Le definizioni sono più d’una, a volte contrastanti, spesso mutevoli ed impermanenti. Dunque anche definire cosa Non è Arte appare compito improbo, illusorio: ciò che non è Arte oggi-qui, potrebbe forse esserlo domani-là. L’Arte e la Non-arte sono concetti in fieri difficilmente definibili una volta per tutte. E in fondo il loro fascino sta anche in questo.
Tuttavia di recente pare farsi largo diffusamente una visione, specie tra i giovani e specie tra gli utilizzatori dei social network, che appare particolarmente fuorviante e riduttivo.
Se è vero che il medium è il messaggio come sosteneva McLuhan, i social sono dispositivi di per sé ineluttabilmente vocati alla mitopoiesi, alla generazioni cioè di credenze autoalimentate, esponenziali e caduche.

Molti di questi miti riguardano proprio la sfera artistica della comunicazione visiva. Un’iper-dose di immagini ogni giorno si riversa e diffonde viralmente tra i giovani nativi digitali spesso impreparati a decodificarne i codici originari. Vengono confusamente adottati come criteri valutativi alcuni parametri ereditati da altri contesti dig-pop (digital-popolari). Due su tutti: l’eccezionalità e la difficoltà. L’opera deve essere in primis tanta. Pare ridursi tutto a una questione di quantità e non di qualità.

“Inizialmente ci si limita a riprodurre la realtà, in un lavoro di squadra tra occhio che guarda e mano che esegue. Crescendo entrano in gioco cervello e cuore che modificano la visione e i punti di vista. E allora cominci a lasciare spazio all’immaginazione, alla capacità di vedere cose che ancora non ci sono.”

Riccardo Guasco


Othman Toma - Painting with ice cream

Othman Toma – Painting with ice cream.
Image via: tumblr.com/search/othman+toma

La madre di ogni nefandezza è, come sempre, la televisione: è qui che negli anni si è sedimentata la convinzione che sia degno di ap-plauso solo ciò che genera stupore, meraviglia, ciò che noi profani non sapremmo ri-produrre, recuperando il vecchio refrain per cui l’Arte Moderna non è Arte perché “quel quadro lo so dipingere anche io” mentre è Arte, al contrario, tutto quello che “io non saprei dipingere”.

Sarebbe dunque degno di plauso solo ciò che è tecnicamente difficile, inarrivabile: l’artista deve essere come l’uomo che si tuffa nel bicchiere da 100 metri o come quello che sposta un’auto tirandola con i denti. Stupefacente. L’Arte deve essere stupefacente (non c’è abbastanza droga in giro?).
Ecco dunque diffondersi opere di artigiani (perché di questo forse si tratta, senza nulla togliere all’artigianato che è spesso più utile e generoso) scambiate imprudentemente per Arte:

il disegno del giovane pittore iperrealista che “sembra vero!” (difficoltà esecutiva e tecnica), l’anamorfosi del novello madonnaro (stupore e difficoltà tecnica), sculture miniaturizzate (difficoltà tecnica), l’opera realizzata usando un ferro da stiro come strumento (stupore della tecnica insolita), l’opera realizzata usando la marmellata come inchiostro (stupore della tecnica insolita), opere gigantesche di neo-land art (stupore della quantità), quadri composti da miliardi di piccoli elementi pazientemente accostati (stupore della quantità).

È un’Arte della performance. Non conta la qualità ma la quantità: tutti a scrutare “chi ce l’ha più grande” (il paragone con la sessualità ai tempi di Youporn sorge spontaneo). Come sempre, laddove si genera una tendenza ne nasce poi, per contrasto-complementare, una versione alternativa ed intellettualoide: l’Arte “genialata”. Qui allora ci si trova dinanzi a forme estetiche più sofisticate dove la prodezza non è tecnica bensì intellettuale: è l’Arte concettuale in chiave moderna e digitale che, benché spesso affettata e troppo ostinatamente alla ricerca del plauso social, è sicuramente più vicina a un concetto nobile di Arte in quanto presuppone un ragionamento astratto, un pensiero progettuale di qualità: molti esempi si hanno specie nel campo del graphic design, e di quello italiano ancora e soprattutto.
Il rischio è naturalmente un eccesso di boriosità e di snobismo intellettuale.

Ma possibile che tra quantità e qualità, tra pop ed elitario, non esista una sana via di mezzo? (chiedo scusa se a tratti non sono stato chiaro, ma mentre scrivo mi stanno tatuando l’intera Divina Commedia sull’unghia del mignolo! Fantastico! Che grande artista!)


All images via:

– Akira Nagaya – paper art, top image via: boredpanda.com

– 3D Joe and Max – Reebok CrossFit, top image via: arrestedmotion.com

– Anastassia Elias – Paper Roll art: image via boredpanda.com

– DDB Russia – The Art of ironing: image via ilovegreen.it

– Sakir Gökcebag – Toilet roll art: image via demilked.com


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