Gonzalo Borondo - "Redentora"
Redazione Art-Vibes | On 15, Mar 2026
L’arte come sacrificio e salvezza: Gonzalo Borondo presenta “Redentora”, un’installazione che dialoga con la memoria di Matadero e che riflette sulla violenza silenziosa, sul sacrificio e sul rituale come incontro comunitario.
di Redazione Art Vibes
Picture: Gonzalo Borondo – Redentora, Festival Internazionale LuzMadrid. Photo credit: ©Sergio Pradana.
Dal 12 al 14 marzo, Gonzalo Borondo ha presentato al Festival Internazionale LuzMadrid l’installazione “Redentora“, un’opera creata appositamente per l’occasione e realizzata in collaborazione con El Niño de Elche, incaricato di comporre lo spazio sonoro.
Attraverso un gigantesco zootropio, il giocattolo precursore del cinema che crea l’illusione del movimento a partire da immagini su un cilindro rotante, l’artista crea un’installazione site-specific che fa ruotare vittime e carnefici sul paesaggio urbano che ospitava i lavoratori dell’antico Mattatoio di Madrid.
Redentora si trova precisamente nella Glorieta de San Víctor, nel quartiere di Pico del Pañuelo del quartiere di Arganzuela, costruito nel 1927 per ospitare gli operai del macello municipale.
In questo modo, il grande marchingegno instaura un dialogo architettonico con il quartiere e la sua storia. In una civiltà che nasconde la morte su cui cammina, Redentora riflette sulla violenza silenziosa, sul sacrificio e sul rituale come incontro comunitario.
Gonzalo Borondo è una delle figure più rilevanti dell’arte contemporanea europea. Artista multimediale, muralista e creatore di interventi site-specific, vive e lavora tra la Spagna e l’Italia.

Gonzalo Borondo – Redentora, Festival Internazionale LuzMadrid. Photo credit: ©Sergio Pradana
Spiega che la sua “infanzia è trascorsa nel lavoratorio di suo padre, restauratore di opere d’arte sacra” e che questa esperienza attraversa la sua opera, in cui c’è l’intenzione di recuperare la vocazione sacra dell’arte, l’idea di comunicazione con il divino, ma senza sottomettersi al dogma.
Accademico membro della Real Academia de Historia y Arte de San Quirce, è stato uno dei cinque artisti di tutto il mondo selezionati dalla Sagrada Familia per proporre il progetto dell’Agnus Dei per la Torre di Gesù Cristo. Nel 2023 è stato ricevuto da Papa Francesco nella Cappella Sistina, in un incontro che ha riunito i 200 artisti più importanti del panorama attuale.
In Redentora convivono molti dei cardini della visione artistica di Borondo: la connessione tra l’umano e il paesaggio, tra il permanente e l’effimero, tra il patrimonio e la sua risignificazione.
Nella macchina che ha progettato per LuzMadrid, sotto la sua cupola, si è invitati a un’esperienza immersiva in cui si intrecciano fede, illusionismo, occupazione dello spazio pubblico, memoria e mistero.
Nelle parole della poetessa Ángela Segovia: “Lì appare una macchina destinata a produrre redenzione, ma anche un giocattolo gigante, una sorta di zootropio industriale generatore di illusioni ottiche, di magia. È una cupola pensata per richiamare alla mente architetture classiche ed è anche un edificio realizzato con pezzi da costruzione, molto simili a quelli che usano i bambini per giocare.
Redentora non è in strada, ma vuole essere parte della strada, non è un oggetto da osservare, ma un luogo dentro un altro, un luogo accessibile. (…) Chi si è sacrificato in quel mattatoio? a chi si è sacrificato? Ha purificato il sangue degli animali ai tubercolotici che venivano a berlo negli anni Trenta? Oppure ha contaminato le acque del fiume? E cosa viene sacrificata adesso, chi viene sacrificato adesso nei processi meccanizzati dei macelli industriali? Dov’è il sangue che non vediamo più? Dov’è la morte che non vediamo più? Dove sono i simboli ammutoliti? Cosa succede quando il processo civilizzatore cancella ogni traccia della morte con cui alimentiamo non il sostentamento ma il tempo libero gastronomico della città di Madrid?
E l’arte, che secoli fa ha smesso di dipendere dalle religioni e dai poteri feudali, non potrebbe forse occuparsi di quella violenza senza nome che è sempre più nascosta, più occulta, più apparentemente sbiancata dai processi civilizzatori del nostro mondo? Forse Redentora tratta proprio di questo, di tutte queste domande, di tutte quelle parole, quelle immagini, quei simboli, che non smettono di girare, di ripetersi”.

Gonzalo Borondo – Redentora, Festival Internazionale LuzMadrid. Photo credit: ©Sergio Pradana
REDENTORA – UN PROGETTO DI GONZALO BORONDO
– Spazio sonoro: El Niño de Elche
– Testi: Ángela Segovia
– Produzione digitale: Pietro Melchionda
– Fotografie: Sergio Pradana
– Video: Matteo Berardone
– Comunicazione: Cultproject
– Progettazione e realizzazione macchina Redentora: area-lab
– Installazione led: Insight luce e controllo
– Costruzione struttura metallica: Estudio Borondo
– Ingegneria collaboratrice: Think Engineering
– Assistente artistica: Claudia Rodríguez
– Direzione tecnica: Eduardo Vicente
– Direttrice del progetto: Gina Aguiar
Ringraziamenti: Sostemplas, Julián Segovia, Fernando Gutiérrez, Reciclearte, Peroni, Serviescenic, Visornets, Cristalerías Mavi, Rojo soluciones mecánicas, Hijo de Ciriaco Sánchez, Alu-Stock, Curval.

Gonzalo Borondo – Redentora, Festival Internazionale LuzMadrid. Photo credit: ©Sergio Pradana

Gonzalo Borondo – Redentora, Festival Internazionale LuzMadrid. Photo credit: ©Sergio Pradana
– website: gonzaloborondo.com











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