Image Image Image Image Image Image Image Image Image Image

Art Vibes | October 19, 2017

Scroll to top

Top

No Comments

Davide Monteleone - Spasibo

Davide Monteleone – Spasibo

| On 21, Set 2017

Tra metafora ed ambiguità il fotografo italiano racconta la nuova Cecenia.

di Redazione Art Vibes


Picture: ©Davide Monteleone – Spasibo. Republic of Chechnya, Russia, 03/2013. Rada, 14 years old is trying a wedding dress designed by her sister, inside a bus during the rehearsal for the shooting of a movie on Chechen deportation.


Al collasso dell’Unione Sovietica, i movimenti indipendentisti in Cecenia conducono con ferocia una lotta che porterà all’indipendenza della Russia. Nel 1999, in un clima di terrori e continui attentati, un attacco dell’esercito russo, definito dall’allora Presidente Vladimir Putin “anti-terroristico”, rade al suolo Groznyj, città tra le più popolose del territorio ceceno. In un’area già al collasso, devastata dal punto di vista economico, industriale e infrastrutturale dopo anni di conflitto, l’invasione militare risulta distruttiva e dà avvio ad una guerra che si prolungherà per dieci anni.

Il risultato della seconda guerra cecena è la fondazione della Repubblica di Cecenia, una dittatura a tutti gli effetti, capeggiata da Akhmad Kadyrov prima, e dal figlio Ramzan poi, leader insediato da Putin e fedele al Cremlino.

Groznyj, oggi capitale, è una “città di fantasmi”, scrive Masha Gessen, giornalista di base a Mosca, “fantasmi di coloro che sono morti nella guerra o sono dispersi – ogni famiglia ha un fratello o un padre, che ha lasciato la propria casa e no vi ha fatto più ritorno”. Con queste parole si apre il testo di Gessen pubblicato in Spasibo, monografia di Davide Monteleone che in Russia, poi in Cecenia nel 2013, è tornato a più riprese a partire dal 2001.

I Ceceni oggi sono un popolo la cui identità si sta sfaldando, in un processo di spartizione costellato da un tipo di violenza che smette di essere fisica e diventa psicologica. Il conflitto armato è cessato, i gruppi politici separatisti accusati di terrorismo sono perseguitati dalla legge e il popolo ceceno può godere di una relativa libertà dalla Russia, può professare la fede islamica e parlare la lingua che un tempo fu bandita. Eppure la pace è solo apparente. Le esistenze oscillano tra una “confortevole stagnazione”, scrive Davide Monteleone, in cui “ogni cosa è controllata dalle autorità”, e il desiderio di riappropriarsi di un presente da rifondare.

Le strategie di repressione propagandistiche costringono i ceceni a scegliere tra normalizzazione e martirio. Le nuove generazioni assistono alla cancellazione di una memoria collettiva che aliena il sorgere di alternative politiche, culturali e sociali. Con Spasibo, Davide Monteleone racconta con la fotografia una realtà che si divide tra metafora ed ambiguità, tra i fantasmi del passato e i compromessi del presente, tra la nuova identità cecena e la silenziosa sparizione di un tempo recente. Lo stesso titolo sottolinea questa ambiguità: Spasibo, che in russo significa “Grazie”, può essere un’affermazione del cessato conflitto armato dopo decenni di sangue; dall’altro, ricorda come l’armistizio dipenda da un compromesso con le autorità, che reprimono il popolo ceceno per offrirne la sopravvivenza. “Grazie Ramzan, Grazie Russia. Spasibo.”


Testo tratto da Ad Confluentes, SI FEST 26Savignano Imamgini Festival 2017.


 

©Davide Monteleone - Spasibo. Republic of Chechnya, Russia, 03/2013. Fireworks in the main square of the city to celebrate the 10th anniversary of the Constitution Day.
©Davide Monteleone – Spasibo. Republic of Chechnya, Russia, 03/2013. Fireworks in the main square of the city to celebrate the 10th anniversary of the Constitution Day.

©Davide Monteleone - Spasibo. Portrait of Rustam Dokhtukaev inside his house.
©Davide Monteleone – Spasibo. Portrait of Rustam Dokhtukaev inside his house.

©Davide Monteleone - Spasibo. Republic of Chechnya, Russia, 03/2013. The mountains of Shikara close to the border with Dagestan and Chechnya.
©Davide Monteleone – Spasibo. Republic of Chechnya, Russia, 03/2013. The mountains of Shikara close to the border with Dagestan and Chechnya.

©Davide Monteleone - Spasibo. A girl praying in the only official female madrasa in Chechnya. It is one of the oldest madrasas where girls and women can study Islam. Today, no one protests against madrasas for women, the obligation for young women to wear headscarves or the introduction of some elements of Sharia law.
©Davide Monteleone – Spasibo. A girl praying in the only official female madrasa in Chechnya. It is one of the oldest madrasas where girls and women can study Islam. Today, no one protests against madrasas for women, the obligation for young women to wear headscarves or the introduction of some elements of Sharia law.

©Davide Monteleone - Spasibo. Security forces attending the celebration for the tenth-anniversary of the Constitution Day in Groznyj
©Davide Monteleone – Spasibo. Security forces attending the celebration for the tenth-anniversary of the Constitution Day in Groznyj

©Davide Monteleone - Spasibo. Since 2008, Ramzan Kadyrov has controlled all of the Chechen forces, and has placed former commanders of his militia in the most important government positions. These units are involved in “anti-terrorist operations” and, according to several organizations, have often violated human rights.
©Davide Monteleone – Spasibo. Since 2008, Ramzan Kadyrov has controlled all of the Chechen forces, and has placed former commanders of his militia in the most important government positions. These units are involved in “anti-terrorist operations” and, according to several organizations, have often violated human rights.

©Davide Monteleone - Spasibo. A group of men leaving leaving the Akhmad Kadyrov Mosque in Groznyj
©Davide Monteleone – Spasibo. A group of men leaving leaving the Akhmad Kadyrov Mosque in Groznyj

©Davide Monteleone - Spasibo. A group of activists in the main square of Groznyj
©Davide Monteleone – Spasibo. A group of activists in the main square of Groznyj

– website: davidemonteleone.com/


Submit a Comment