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Art Vibes | November 24, 2020

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MAST Photography Grant on Industry and Work

MAST Photography Grant on Industry and Work

| On 29, Ott 2020

Fondazione MAST: giovani talenti emergenti della fotografia indagano con scatti contemporanei il mondo dell’industria e del lavoro. Vincitrice del contest la messicana Alinka Echeverría.

di Redazione Art Vibes


Picture: ALINKA ECHEVERRÍA. Apparent Femininity/Femminilità apparente, Unnamed XII, Ada, 2020 © Alinka Echeverría.


L’esposizione dei lavori di “MAST Photography Grant on Industry and Work”, concorso fotografico su industria e lavoro dedicato ai talenti emergenti, presenta le opere dei cinque finalisti della sesta edizione: Chloe Dewe Mathews, Alinka Echeverría, Maxime Guyon, Aapo Huhta e Pablo López Luz.

Questi giovani fotografi sono stati selezionati tra quarantasette candidati provenienti da tutto il mondo e hanno sviluppato un progetto originale e inedito per la Fondazione MAST. I cinque progetti affrontano temi di grande attualità: i danni ambientali causati dall’agricoltura intensiva, il ruolo della donna tra presente e passato nel campo dell’industria cinematografica e dell’informatica, il fascino della tecnologia e del design del prodotto industriale, l’impatto dell’Intelligenza Artificiale sui modi di vita tradizionali e l’omologazione indotta dall’industria globale della moda.

 

Alinka Echeverría – Apparent Femininity

 

Vincitore è stato proclamato Alinka Echeverría (Città del Messico, 1981) con il progetto intitolato Apparent Femininity.

Ogni due anni, la Fondazione MAST, attraverso il MAST Photography Grant on Industry and Work– spiega il curatore della mostra, Urs Staheloffre a giovani fotografi l’opportunità di confrontarsi con le problematiche legate al mondo dell’industria e della tecnica, con i sistemi del lavoro e del capitale, con le invenzioni, gli sviluppi e l’universo della produzione. E spesso il loro sguardo innovativo e inedito ci costringe a scontrarci con incongruenze, fratture, fenomeni e forse perfino abissi che finora avevamo trascurato o cercato di non vedere”.

I progetti selezionati per questa sesta edizione sono diversi tra loro, ma legati dall’attualità dei temi affrontati e dalla molteplicità dei mezzi di rappresentazione scelti.

Con la sua installazione in tre parti Apparent Femininity, Alinka Echeverría (vincitrice della sesta edizione) volge lo sguardo indietro, al ruolo delle donne nella storia del cinema e della programmazione informatica per guardare avanti alla Quarta rivoluzione industriale. Grace, intitolato alla pioniera della scienza Grace Hopper, è un’animazione tratta da una fotografia di Berenice Abbott (dalla Collezione Mast) che rappresenta un’anonima programmatrice al lavoro.

 

ALINKA ECHEVERRÍA. Apparent Femininity/Femminilità apparente, Unnamed X, Ada, 2020 © Alinka Echeverría.
ALINKA ECHEVERRÍA. Apparent Femininity/Femminilità apparente, Unnamed X, Ada, 2020 © Alinka Echeverría.

L’animazione, presentata su una tenda LED, è accompagnata da una colonna sonora composta da Daphne Oram, inventrice del graphical sound. Hélène è una installazione di negativi su lastre di vetro; le immagini solarizzate si concentrano sulle mani delle montatrici al lavoro. L’atto di isolare le immagini, solarizzarle e stamparle sul vetro ha la funzione di richiamare l’atto creativo del montaggio e fissare il nostro sguardo su questa realtà poco nota.

Con Ada, la fotografa rende omaggio a Ada Lovelace, la matematica considerata da molti la prima programmatrice della storia. Attraverso un mosaico di collage digitali, Echeverría riattiva il patrimonio fotografico d’archivio ed esplora la biografia di queste pioniere mettendole a confronto con donne rimaste anonime e con immagini archetipiche di femminilità.

 

ALINKA ECHEVERRÍA. Apparent Femininity/Femminilità apparente, 2020. Section from ‘Ada’ Installation / Sezione dall’installazione Ada Mosaic composed of 16 pigment prints / Mosaico composto da 16 stampe a pigmenti © Alinka Echeverría
ALINKA ECHEVERRÍA. Apparent Femininity/Femminilità apparente, 2020. Section from ‘Ada’ Installation / Sezione dall’installazione Ada Mosaic composed of 16 pigment prints / Mosaico composto da 16 stampe a pigmenti © Alinka Echeverría

Chloe Dewe Mathews (Londra, Regno Unito, 1982) – Nel progetto For a Few Euros More (Per qualche euro in più) indaga le dinamiche dell’agricoltura moderna, mettendo in luce questioni relative alla produzione e al consumo di cibo, allo sfruttamento delle persone e alla crisi ambientale in corso.

Il progetto è ambientato nel gigantesco Mar de Plástico, il “mare di plastica” che si estende a sudovest di Almería, nella Spagna meridionale, fra il litorale e la Sierra Nevada, un’enorme distesa agro-industriale, in cui si produce la metà della frutta e verdura che andrà a riempire gli scaffali dei supermercati di tutta Europa. Partendo da questi luoghi mette in evidenza tre realtà contigue ma molto diverse che caratterizzano la zona: i polytunnel agricoli, una miniera in disuso e i set abbandonati dei film spaghetti western. Sono queste imponenti strutture e queste vestigia cadenti che fanno da sfondo all’installazione video e fotografica di Dewe Mathews e al viaggio di Maruf, il lavoratore stagionale migrante protagonista del video.

 

CHLOE DEWE MATHEWS. For a few euros more/Per qualche euro in più Plástico/Plastica (veil/velo#2),2019. © Chloe Dewe Mathews.
CHLOE DEWE MATHEWS. For a few euros more/Per qualche euro in più Plástico/Plastica (veil/velo#2),2019. © Chloe Dewe Mathews.

Maxime Guyon (Parigi, Francia, 1990) – Nel suo progetto Aircraft realizza fotografie digitali di grande fomato di strutture aereodinamiche, turboreattori, pistoni idraulici, connessioni elettriche degli aerei. Come spiega Milo Keller nel catalogo della mostra “Tutto è a fuoco in queste immagini, dai piani larghi al dettaglio, dallo scheletro di un’intera cabina al più piccolo rivetto. C’è una sensazione di controllo, di visione frammentata ma totale, artificiale, quasi feticista.” Nelle fotografie iperrealistiche di Guyon non ci sono indizi delle architetture industriali degli hangar e le sagome restano sospese in uno spazio senza cielo e senza tempo, concreto eppure irreale.

 

MAXIME GUYON. Aircraft, Catena di montaggio Airbus, veduta frontale di una cabina di pilotaggio /Airbus assembly line, front view of a cockpit, 2019. © Maxime Guyon
MAXIME GUYON. Aircraft, Catena di montaggio Airbus, veduta frontale di una cabina di pilotaggio /Airbus assembly line, front view of a cockpit, 2019. © Maxime Guyon

Aapo Huhta (Haapajärvi, Finlandia,1985) – In Sorrow? Very Unlikely (Tristezza? Molto improbabile) esplora i modi in cui l’Intelligenza Artificiale percepisce le fotografie fatte dall’uomo. Il progetto è costituito da fotografie recenti che Huhta ha selezionato dal suo archivio personale e ha fatto interpretare dai programmi di riconoscimento delle immagini API Vision di Google e Seeing AI di Microsoft, entrambi disponibili al pubblico. Le deduzioni in tempo reale eseguite dalle rispettive IA dei programmi di riconoscimento delle immagini sono state poi trasformate in tracce audio. Il risultato è un attrito tra immagine e parola, tra mezzo fotografico e nuove tecnologie che sollevano quesiti inquietanti sul ruolo dell’uomo nel futuro scenario produttivo.

 

AAPO HUHTA. Sorrow? Very unlikely/Tristezza? Molto improbabile, 2019 © Aapo Huhta
AAPO HUHTA. Sorrow? Very unlikely/Tristezza? Molto improbabile, 2019 © Aapo Huhta

AAPO HUHTA. Sorrow? Very unlikely/Tristezza? Molto improbabile, 2019 © Aapo Huhta
AAPO HUHTA. Sorrow? Very unlikely/Tristezza? Molto improbabile, 2019 © Aapo Huhta

Pablo López Luz (Messico, 1979) – Nella serie Baja Moda (Bassa moda), realizzato in diverse città dell’America latina, guarda criticamente al mondo globale dell’industria della moda e al tempo stesso analizza due aspetti chiave della cultura latinoamericana contemporanea: identità e resistenza.

López Luz fotografa con occhi attenti, perspicaci, i negozi di abbigliamento e le mode locali, fotografa le vetrine allestite in modo precario, ma organizzate con cura, che fanno intravedere una sorta di orgogliosa resistenza nella decisione di preservare un mestiere e uno stile di vita opponendosi alla tendenza a far confezionare abiti e scarpe nei paesi asiatici, nel rifiuto di arrendersi a nuovi modelli economici e all’imminente omologazione delle città invase dai brand internazionali.

 

PABLO LÓPEZ LUZ - Baja Moda XCVII, Ecuador, 2019 © Pablo López Luz
PABLO LÓPEZ LUZ – Baja Moda XCVII, Ecuador, 2019 © Pablo López Luz

Nato nel 2007 per sostenere la ricerca sull’immagine dell’industria e del lavoro e dare voce ai talenti emergenti, il MAST Photography Grant on Industry and Work, promosso da Fondazione MAST, consente ai giovani fotografi che vincono la borsa di studio di sviluppare un progetto su industria e lavoro e di realizzare una mostra accompagnata da un catalogo.

Nel tempo il concorso ha contribuito alla creazione di una raccolta fotografica di artisti contemporanei che ora fanno parte della storica e articolata collezione di fotografia industriale della Fondazione MAST, curata da Urs Stahel.


– via: Art Vibes submission – photo courtesy of: Fondazione MAST


Exhibition info: MAST Photography Grant on Industry and Work


When: 8 ottobre 2020 – 3 gennaio 2021.
Where: Fondazione MAST, via Speranza 42, Bologna.


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