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Art Vibes | February 17, 2019

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La Forza delle Immagini - Fondazione MAST

La Forza delle Immagini – Fondazione MAST

| On 25, Mag 2017

Lo sguardo della fotografia sul mondo del lavoro: oltre cento opere di sessantasette autori dagli anni venti a oggi che rivelano il dirompente potere espressivo del linguaggio fotografico.

di Redazione Art Vibes


Picture: Jim Goldberg (New Haven, USA, 1953). Mezzogiorno di fuoco, discarica di Dhaka, Bangladesh, dalla serie “Open See”, 2007, High Noon, Dhaka Dump, Bangladesh, from the series “Open See”, 2007 Carta stampata dipinta a mano, murale / Hand-coloured newsprint mural 226,1 × 276,9 cm. © Jim Goldberg Courtesy of the artist, Pace/MacGill Gallery (NY), and Casemore Kirkeby (SF).


La Forza delle immagini, che ha aperto al MAST il 3 maggio, nasce da una vastissima selezione di immagini dalla collezione della Fondazione che, avviata cinque anni fa, copre l’intera storia della fotografia dell’industria e del lavoro dal 1860 a oggi. La collezione si colloca nel contesto più ampio di un centro culturale dedicato all’innovazione e alla tecnologia con l’obiettivo di offrire un punto di vista privilegiato per rappresentare passato e presente, fungendo da memoria storica, coscienza culturale e sociale e sfondo per l’innovazione di oggi e di domani.

La collezione contempla, in senso ampio, tutte le tematiche attinenti al mondo del lavoro fra cui architettura, paesaggi urbani, macchinari, strumenti, operai, quadri dirigenti, salute, sicurezza, vita sociale, sindacati, scioperi, nonché diversi settori: minerario, metallurgico, tessile, chimico, elettronico, alimentare e non solo. Attualmente la collezione conta alcune migliaia di opere dei nomi più rilevanti della fotografia mondiale, dai grandi maestri del passato ai più interessanti autori contemporanei.

Anton Stankowski, (Gelsenkirchen, Germania, 1906 – Esslingen am Neckar, Germania, 1998). Gioielli, 1930/1960 Juwelen, 1930/1960. 
Stampa ai sali d’argento 7 Gelatin silver print, 29,4 × 37,9 cm. © Stankowski-Stiftung
Anton Stankowski, (Gelsenkirchen, Germania, 1906 – Esslingen am Neckar, Germania, 1998). Gioielli, 1930/1960 Juwelen, 1930/1960. Stampa ai sali d’argento 7 Gelatin silver print, 29,4 × 37,9 cm. © Stankowski-Stiftung

Kiyoshi Niiyama (Prefettura di Ehime, Giappone, 1911 – Tokyo, Giappone, 1968) Senza titolo (Saldatore), anni cinquanta-sessanta. Untitled (Welder), 1950s-1960s, Stampa ai sali d’argento / Gelatin silver print, 52,4 × 41,2 cm. © Estate of the Artist - Kiyoshi Niiyama
Kiyoshi Niiyama (Prefettura di Ehime, Giappone, 1911 – Tokyo, Giappone, 1968) Senza titolo (Saldatore), anni cinquanta-sessanta. Untitled (Welder), 1950s-1960s, Stampa ai sali d’argento / Gelatin silver print, 52,4 × 41,2 cm. © Estate of the Artist – Kiyoshi Niiyama

La mostra, curata da Urs Stahel, avvalendosi di questo vastissimo patrimonio, intende scoprire e rivelare il potere evocativo, la capacità di emozionare e l’energia incomparabile che la fotografia è in grado di sviluppare “penetrando sotto la pelle e insinuandosi dentro di noi anche emotivamente, comunicando non un messaggio univoco, bensì due, tre, quattro concetti diversi e paralleli” come afferma Urs Stahel.

Lo sguardo di oltre sessanta fotografi ci guida nel regno della produzione e del consumo, rivelando la sorprendente ricchezza dell’universo iconografico del lavoro, della fabbrica e della società. L’esposizione mette a fuoco gli ambienti che caratterizzano il sistema industriale e tecnologico, tocca questioni chiave di natura sociale, politica, collettiva ma, più che i fatti puri e semplici, le immagini cercano di raffigurare nessi e riferimenti articolati, profondi, presentando all’osservatore realtà complesse, che determinano un coinvolgimento emotivo e sensoriale. Le foto di spazi e ambienti sono la struttura portante della mostra, guidano il visitatore, ne indirizzano lo sguardo, rappresentano i segnavia del percorso espositivo. Si passa dai capannoni industriali, ai bianchi, freddi ambienti di lavoro che affrontano il tema dell’intangibilità, dell’invisibilità dei flussi di dati fino alla discarica di Dhaka, Bangladesh, dove viene rappresentata un’ampia pianura ricoperta di rifiuti.

 

Rudolf Holtappel (Münster, Germania, 1923 – Duisburg, Germania, 2013) Duisburg Bruckhausen, Ebertstrasse con stabilimento metallurgico August Thyssen, 1959 Duisburg Bruckhausen, Ebertstrasse with August Thyssen Plant, 1959 Stampa ai sali d’argento / Gelatin silver print, 29,1 × 37,8 cm Estate of the Artist
Rudolf Holtappel (Münster, Germania, 1923 – Duisburg, Germania, 2013) Duisburg Bruckhausen, Ebertstrasse con stabilimento metallurgico August Thyssen, 1959 Duisburg Bruckhausen, Ebertstrasse with August Thyssen Plant, 1959 Stampa ai sali d’argento / Gelatin silver print, 29,1 × 37,8 cm Estate of the Artist

Infine, l’epopea per immagini si popola di esseri umani: operai, lavoratori, manager che slegati dagli ambienti in cui si trovano o dalle macchine e dagli strumenti che impiegano, risultano isolati, come nei famosi ritratti della serie “Nel West americano” di Richard Avedon, selezionati e collocati da soli, nello spazio figurativo davanti alla macchina da presa. Spiega Urs Stahel: “Sono stati gettati nel mondo, come ha affermato Jean-Paul Sartre, condannati a una libertà che spesso, nelle condizioni sociali in cui vivono, non sono mai riusciti a sperimentare. Paiono assai meno smarriti e alienati quando sono attivi e manovrano le loro macchine, le apparecchiature, gli strumenti. Allora sembrano meno vacui, più ricchi di significato. Il lavoro è una gigantesca macchina che produce identità.

L’universo iconografico dell’industria e del lavoro, della fabbrica e della società cui questa mostra dà vita è permeato dall’idea della pluridimensionalità: una moltitudine di livelli, sentieri, linee temporali, atmosfere che corrono parallele o si incrociano per costruire un’epopea, accendere un fuoco d’artificio di immagini con le fotografie della Collezione MAST.

 

Marion Post Wollcott (New Jersey, USA, 1910 – Santa Barbara, USA, 1990). Figlio di minatori, West Virginia, 1939 Miner’s Child, West Virginia, 1939. Stampa ai sali d’argento / Gelatin silver print 21,6 × 15,6 cm. © Marion Post Wolcott
Marion Post Wollcott (New Jersey, USA, 1910 – Santa Barbara, USA, 1990). Figlio di minatori, West Virginia, 1939 Miner’s Child, West Virginia, 1939. Stampa ai sali d’argento / Gelatin silver print 21,6 × 15,6 cm. © Marion Post Wolcott

Gabriele Basilico (Milano, Italia, 1944-2013), Via Pizzi, dalla serie Milano ritratti di fabbriche, 1978-80 Via Pizzi, from the series Milan Factory Portraits, 1978-80 Stampa ai sali d’argento / Gelatin silver print, 30×40cm, Gabriele Basilico/Archivio Gabriele Basilico, Milano
Gabriele Basilico (Milano, Italia, 1944-2013), Via Pizzi, dalla serie “Milano ritratti di fabbriche”, 1978-80 Via Pizzi, from the series “Milan Factory Portraits”, 1978-80 Stampa ai sali d’argento / Gelatin silver print, 30×40cm, Gabriele Basilico/Archivio Gabriele Basilico, Milano

Edgar Martins (Évora, Portogallo, 1977) Centrale elettrica Alto Rabagão: barra collettrice (vista dalla sala macchine), 2011 Alto Rabagão power station: busbar shaft (view from the machine hall), 2011 C-print, 120×150cm. The Time Machine © Edgar Martins
Edgar Martins (Évora, Portogallo, 1977) Centrale elettrica Alto Rabagão: barra collettrice (vista dalla sala macchine), 2011 Alto Rabagão power station: busbar shaft (view from the machine hall), 2011 C-print, 120×150cm. The Time Machine © Edgar Martins

Yutaka Takanashi (Shinjuku, Giappone, 1935), Shinjuku Station, Shinjuku-ku, dalla serie Toshi-e, 1965 Shinjuku Station, Shinjuku-ku, from the series “Toshi-e”, 1965 Stampa ai sali d’argento/ Gelatin silver print, 20,7 × 30,7 cm. ©Yutaka Takanashi, courtesy | PRISKA PASQUER, Cologne
Yutaka Takanashi (Shinjuku, Giappone, 1935), Shinjuku Station, Shinjuku-ku, dalla serie “Toshi-e”, 1965 Shinjuku Station, Shinjuku-ku, from the series “Toshi-e”, 1965 Stampa ai sali d’argento/ Gelatin silver print, 20,7 × 30,7 cm. ©Yutaka Takanashi, courtesy | PRISKA PASQUER, Cologne

– via: Art Vibes submission


Exhibition info: La Forza delle Immagini, a cura di Urs Stahel.

When: 3 maggio – 24 settembre 2017.
Where: Fondazione MAST, via Speranza 42, Bologna.


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