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Art Vibes | October 22, 2020

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CASTELNUOVO FOTOGRAFIA 2020 - IN | OUT Abitare come misura del paesaggio

CASTELNUOVO FOTOGRAFIA 2020 – IN | OUT Abitare come misura del paesaggio

| On 30, Set 2020

Rigenerazione sociale, culturale ed estetica: a Castelnuovo di Porto mostre, letture portfolio, presentazioni, proiezioni e installazioni.

di Redazione Art Vibes


Picture: Valentina De Rosa – Villa Monteturli


Coi canneti è scomparsa anche l’ombra. Già il sole,

di sghembo,
attraversa le arcate e si sfoga per vuoti

che saranno finestre: lavorano un po’ i muratori,

fin che dura il mattino. Ogni tanto rimpiangono

quando qui ci frusciavano ancora le canne,

e un passante accaldato poteva gettarsi sull’erba.

I ragazzi cominciano a giungere a sole più alto.

Non lo temono il caldo. I pilastri isolati del cielo

sono un campo di gioco migliore che gli
alberi 
o la solita strada. I mattoni scoperti

si riempion d’azzurro, per quando le volte

saran chiuse, e ai ragazzi è una gioia vedersi dal fondo

sopra il capo i riquadri di cielo. Peccato il sereno,

ché un rovescio di pioggia lassú da quei vuoti

piacerebbe ai ragazzi. Sarebbe un lavare la casa.

Cesare Pavese
 da – Casa in costruzione, lavorare stanca 1936-1943


Nonostante il momento complesso che stiamo attraversando, il team di Castelnuovo Fotografia ha deciso di procedere con l’ottava edizione del festival, portando avanti un progetto culturale in cui crede molto, nel rispetto delle misure di sicurezza per l’emergenza coronavirus.

Nel primo weekend di ottobre, sabato 3 e domenica 4, due giorni di inaugurazione animeranno il castello e il borgo medievale di Castelnuovo di Porto tra mostre, letture portfolio, presentazioni, proiezioni e installazioni.

Il festival si muove da sempre per un confronto reciproco tra le arti, oltrepassandone i confini, facendoli diventare vie di incontro e di scambio. Le sale del Castello Colonna si aprono anche quest’anno all’esperienza artistica come motivo di rigenerazione sociale, culturale ed estetica. Le opere esposte e le iniziative da un lato vogliono stimolare una riflessione sulla fotografia contemporanea, dall’altro sono il simbolo di una cultura che vuole resistere nonostante il momento difficile che tutti noi stiamo vivendo.

La manifestazione è realizzata dal Comune di Castelnuovo di Porto e curata dall’associazione culturale DIECIQUINDICI con la direzione artistica di Elisabetta Portoghese e il comitato scientifico composto da Michela Becchis, storica dell’arte e curatrice, Manuela De Leonardis, storica dell’arte, giornalista e curatrice. Anche per questa edizione Leica Camera Italia, filiale italiana del marchio leader nella produzione di macchine fotografiche e obiettivi di eccellenza, è partner della manifestazione.

Abitare come misura del paesaggio: mai come in questa fase è importante interrogarsi sul ruolo che la forma dell’abitare assume nella trasformazione della città contemporanea a la sua relazione con lo spazio pubblico e l’ambiente.
Il paesaggio muta velocemente, la città si svuota, gli abitanti della città tradizionale sono spinti in luoghi in cui la frammentazione sociale e spaziale è la connotazione predominante.

Nella negazione di ogni spazio di umana condivisione, dai palazzi alveare di edilizia intensiva circondati da strade troppo larghe per potervi camminare, il paesaggio si frammenta in un orizzonte di case genericamente tutte uguali in cui lo spazio individuale predomina: il muro di cinta ne è l’emblema, come il centro commerciale lo è dello spazio pubblico. 

Lo smartworking forzato crea inedite forme di impiego dello spazio domestico, l’esperienza della mobilità e del pendolarismo che sembrava predominate diviene incerta.

 

Karen Stuke - Hotel Bogotà, Room 415
Karen Stuke – Hotel Bogotà, Room 415

Il paesaggio dell’abitare si modifica insieme al modo vivere lo spazio. 
Nonostante gli appartamenti siano tuttora divisi rigorosamente in zona notte e zona giorno, tra lo spazio della notte/intimità e quello del giorno/condivisione, il binomio famiglia – abitazione è sempre meno verosimile: durante la pandemia Milano si svuota di studenti e lavoratori precari e il suo volto è quello della città della coabitazione.

A Roma il centro si svuota e svela il volto di una città privata della sua anima e diventata merce ad uso e consumo dell’industria  turistica. Parallelamente all’abbandono e al degrado dello spazio pubblico come bene comune, l’unico paesaggio metropolitano che sembra immutato nelle sue dinamiche se non nel suo progressivo allontanamento dal centro è quello di chi è spinto sempre più lontano, in affollati alloggi di fortuna o baraccopoli prive dei servizi essenziali, luce, acqua e servizi igienici. Gli spazi dell’emergenza abitativa, prima degli emigrati meridionali, ora dei migranti e dei nuovi poveri, occupano strutture industriali in disuso, cantieri abbandonati, giardini pubblici e interstizi del tessuto urbano oppure i margini in cui la città si fa campagna, e quel margine incerto, senza cura, si trasforma in discarica a cielo aperto.

 

Le mostre

GUIDO GUIDI – LE CORBUSIER – 5 ARCHITETTURE
In collaborazione con la Galleria 1/9unosunove arte contemporanea, Roma

La mostra di Guido Guidi, figura di spicco della fotografia italiana contemporanea, già esposta alla galleria 1/9unosunove arte contemporanea a Roma, riunisce stampe per la maggior parte inedite, di 5 edifici tra i più importanti costruiti da Le Corbusier: La Maison La Roche (Paris, 1923-1924), La Maison Planeix (Paris, 1924-1928), La Villa Savoye (Poissy, 1928-1931) La Cité-Refuge (Paris,1929-1933) e L’Usine Claude-et-Duval (Saint-Dié-Des-Vosges, 1946-1951). L’opera di Le Corbusier è filtrata dallo sguardo lucido e rigoroso di Guido Guidi. Le fotografie sono disposte in sequenza sulla base del tempo che passa, degli spostamenti e movimenti, degli avvicinamenti e allontanamenti del fotografo all’interno e all’esterno degli edifici.

 

Guido Guidi - Le Corbusier, Usine, Duval, 2003
Guido Guidi – Le Corbusier, Usine, Duval, 2003

 

KAREN STUKE – HOTEL BOGOTÀ 
A cura di Antonio Maiorino Marrazzo, Galleria PrimoPiano, Napoli. Patrocinio Goethe Institut

Nel corso di tre anni la fotografa Karen Stuke ha alloggiato in 45 camere dell’iconico Hotel Bogotà della città di Berlino. L’accordo con l’albergatore Rissmann era di alloggiare in una camera diversa ogni notte. Ogni notte uno scatto con il tempo di esposizione che corrispondeva alla durata del pernottamento, il tempo dell’incoscienza del sonno e del sogno. La cifra di Stuke è anche nel dispositivo che utilizza, la fotocamera a foro stenopeico: tecnica che richiede un tempo di esposizione estremamente lungo affinché nell’immagine si percepisca qualcosa di riconoscibile.

 

Karen Stuke - Hotel Bogotà, Room 415
Karen Stuke – Hotel Bogotà, Room 415

 

REIKO HIRAMATSU – MIZU NO ARU FÙKEI | PAESAGGI D’ACQUA 
A cura di Manuela De Leonardis. Patrocinio dell’Istituto Giapponese di Cultura in Roma

In MIZU NO ARU FÙKEI | PAESAGGI D’ACQUA, Il tema dell’abitare è declinato da Reiko Hiramatsu attraverso l’acqua, elemento vitale dell’uomo e del paesaggio naturale e urbano, in una visione che oscilla tra la liricità introspettiva e la lucidità della documentazione. Le fotografie sono state realizzate in Giappone tra la fine del 2019 e la primavera 2020 (durante il lockdown) e vengono presentate per la prima volta a Castelnuovo Fotografia.

 

Reiko Hiramatsu - La barca del pescatore, Shinagawa, Tokyo, 2020
Reiko Hiramatsu – La barca del pescatore, Shinagawa, Tokyo, 2020

 

VALENTINA DE ROSA – VILLA MONTETURLI 
Dal Laboratorio Irregolare con Antonio Biasiucci

Valentina De Rosa comincia a frequentare Monteturli nel 2013. Le sue fotografie elaborano lo schiaffo psicologico ricevuto dall’incontro e quell’onda d’urto che ne fuoriesce. Il colore acido e la geometria temperano corpi e volti, il set ripetitivo e semplicissimo, la persona al centro dell’inquadratura, aprono diversamente alla vita disabile: una possibilità, una variabile incontrollabile della bellezza e della vita, stravolgendo i connotati e la percezione ordinaria della realtà.

Qui si guarda negli occhi l’energia vitale e trasgressiva della disabilità totale, si percepisce il disarmo totale e la fiducia dei protagonisti, incosciente ed estrema nella salvezza di un’immagina.

 

Valentina De Rosa - Villa Monteturli
©Valentina De Rosa – Villa Monteturli

 

LUCA BORTOLATO – IL MONDO FUORI
A cura di Michele Corleone e Galleria Interzone, Roma

Un diario giornaliero di istantanee create dallo schermo del televisore durante il periodo della quarantena. Immagini che sono state in un secondo momento stampate e affisse in città, spunto per nuovi dialoghi e connessioni. Una riflessione sul mondo esterno che cambia e sullo scorrere del tempo attraverso dei frame televisivi; la tv altro non è che un filtro attraverso il quale conosciamo e incanaliamo nuove informazioni, speranze e paure.

 

Luca Bortolato - Il mondo fuori
Luca Bortolato – Il mondo fuori

 

LABORATORIO C.I.R.C.O. – UNA COSTELLAZIONE DI SCARTI
Casa Irrinunciabile per la Ricreazione Civica e l’Ospitalità. Patrocinio dell’Università di Roma Tre. Il laboratorio è formato da Francesco Careri, Fabrizio Finucci, Chiara Luchetti, Alberto Marzo, Sara Monaco, Serena Olcuire, Enrico Perini, Maria Rocco.

Il C.I.R.C.O. viene elaborato nel laboratorio di progettazione architettonica e urbana del corso della laurea magistrale in architettura-progettazione urbana dell’Università Roma Tre. Gli studenti e le studentesse hanno portato avanti una mappatura del patrimonio immobiliare romano dismesso e cominciato a costruire relazioni collaborative con i soggetti interessati della società civile e del mondo dell’attivismo.

Hanno elaborato 11 progetti sperimentali di C.I.R.C.O. in 11 diversi edifici in disuso, lavorando su: individuazione di attori, fruitori, possibili finanziamenti, inneschi di dinamiche di economia circolare, impatto alla scala di quartiere e urbana, progetti architettonici di riuso degli immobili, conducibili per fasi e sensibili all’imprevisto.



 

Laboratorio C.I.R.C.O. - Una costellazione di scarti, Ex Ministero delle finanze, Viale Europa
Laboratorio C.I.R.C.O. – Una costellazione di scarti, Ex Ministero delle finanze, Viale Europa

 

CHIARA DAVOLI E LEROY S.P.Q.R’DAM – I.U.R. INFORMA URBIS ROMAE
Guida psico-geografica della Roma underground

Chiara Davoli è una sociologa e fotografa. Leroy a 13 anni con la sua crew fa la prima occupazione nella Pietralata di Pasolini: durerà poche ore ma non smetterà mai di ritentare.
L’idea espositiva in mostra al festival è una Wunderkammer in cui convogliare delle mappe di Roma che propongono prospettive differenti: dalla visione zenitale, alla scala dell’edificio, fino ad arrivare ad altezza d’uomo nelle foto. Nel caso del 4 Stelle hanno contribuito Valerio Muscella e Paolo Palermo con foto e video realizzati per il film “4 Stelle hotel”.



 


 

TOMEU COLL – BADLANDS
A cura di Gabriele Agostini, In collaborazione con il Centro Sperimentale di Fotografia CSF-Adams

Tomeu Coll è stato presentato come Emerging Photographer dalla rivista statunitense Smithsonian Magazine. Il lavoro documentario Badlands è uno sguardo intimo all’interno dell’isola di Maiorca dove è nato e cresciuto l’artista stesso. A pochi metri da dove passano gli aeroplani, nelle spiagge affollate di turisti, c’è un’area in cui nulla sembra accadere. La storia di un sobborgo tra luci e ombre oltre quello che il resto del mondo vuole vedere. Un’isola da sogno sì ma con i difetti che il fotografo sviscera, mostrando un forte senso di inquietudine e turbamento.

 

Tomeu Coll - Badlands
Tomeu Coll – Badlands

 

SEVERINE QUEYRAS – SGUARDI CONTRARI
A cura di Michela Becchis

Séverine Queyras fotografa francese ma romana di adozione ama fotografare paesaggi urbani, la periferia, la street photography, reportage sociali, fiori e pozzanghere. Del suo lavoro, parafrasando Kafka, si potrebbe scrivere così: “Davanti a una, cento, mille case sta un guardiano. Un uomo di campagna viene da questo guardiano e gli chiede il permesso di accedere a una casa. Ma il guardiano gli risponde che per il momento non glielo può consentire. L’uomo dopo aver riflettuto chiede se più tardi gli sarà possibile. «Può darsi,» dice il guardiano, «ma adesso no»”.
L’inesorabilità di quell’«adesso no», quel senza tempo di una risposta irragionevole e crudele nella sua insensatezza creano, nel lavoro di Queyras, colori e ombre netti, lucidi, sempre rifrangenti di toni luminosi, in alcuni casi abbaglianti, che delimitano lo spazio dell’uomo, della natura, di uno straccio prezioso, della città senza nessuna morbidezza.

 

Severine Queyras - Sguardi contrari
Severine Queyras – Sguardi contrari

 

MAÏMOUNA GUERRESI – VILLE NOUVELLES AND ANCIENT SHADOWS
A cura di Manuela De Leonardis

Presentata per la prima volta a Castelnuovo Fotografia, la video installazione di Maïmouna Guerresi è stata realizzata a Marrakech tra marzo e maggio 2020. Confinata nell’edificio del MACAAL-Musée d’Art Contemporain Africain che ospita gli artisti in residenza, nel quartiere di Al Madeen, isolata per via dell’emergenza del Covid-19 ma con la possibilità di passeggiare nei dintorni, Maïmouna ha fotografato le architetture razionali della ville nouvelle di Marrakech, cogliendone gli elementi di tensione alla base del sistema socio-politico della loro costruzione, eredità coloniale, in cui ha inserito le ombre di corpi mistici che migrano nello spazio/tempo, sottolineando con l’enfasi dei loro gesti teatrali la sacralità di un momento del quotidiano.

 

Maïmouna Guerresi - Ville nouvelles and Ancient Shadows
Maïmouna Guerresi – Ville nouvelles and Ancient Shadows

 

FAUSTO GIACCONE – MACONDO
A cura di Elisabetta Portoghese con la collaborazione di s.t. foto libreria galleria

Dal 2006 al 2010 il fotografo ha percorso a lungo la “costa” colombiana, con in testa un sogno: poter realizzare un progetto che restituisse, con l’immediatezza propria del linguaggio fotografico, il senso di un’opera molto complessa quale quella di Gabriel García Márquez. “E così, armato di una semplice Rolleiflex biottica degli anni sessanta, intrapresi un viaggio che sarebbe durato tre anni, alla scoperta di un mondo e nella ricerca di un linguaggio per raccontarlo”.

 

Fausto Giaccone - Macondo
Fausto Giaccone – Macondo

 

MARIA BAUER E GIUSEPPE SCAFIDI – 15.03.1990
Vincitori contest CDPzine 2019

Maria Bauer e Giuseppe Scafidi, entrambi siciliani hanno iniziato a fotografare nelle loro città di origine, Catania e Palermo, per poi trasferirsi a Roma al fine di approfondire le conoscenze del mezzo fotografico e della camera oscura. Con questa fanzine i due fotografi hanno voluto costruire un diario d’Italia del secolo scorso tramite delle foto raccolte da terra, la domenica, alla chiusura del mercato di Porta Portese a Roma.

 

Maria Bauer e Giuseppe Scafidi - 15.03.1990
Maria Bauer e Giuseppe Scafidi – 15.03.1990

 

LUCA EUGENIO CELSO – LOOKING FOR SILA GRECA
Looking for Sila greca nasce da un’esigenza personale. Quella di ripercorrere i luoghi di origine della famiglia del fotografo; luoghi che per necessità primaria sono stati abbandonati, ma non dimenticati. Nel periodo della colossale migrazione interna che l’Italia subì, tra il 1955 e il 1963 intere aree del mezzogiorno si spopolarono. I comuni dell’hinterland torinese, dove l’artista è nato, tra il 1961 e il 1967 crebbero dell’80%. Terre abbandonate quelle della Sila, che ancora vengono vissute dai pochi calabresi rimasti, ma soprattutto da immigrati, in particolare indiani, africani, polacchi.

 

Luca Eugenio Celso - Looking for Sila greca
Luca Eugenio Celso – Looking for Sila greca

 

YVONNE DE ROSA – ELENA DREAMING / NEGATIVO 1930
Yvonne De Rosa è una fotografa e fondatrice di Magazzini Fotografici a Napoli di cui è direttrice artistica. Nel suo lavoro, attraverso dei video, rielabora dei fatti di cronaca realmente accaduti, legati a un passato lontano o recente. Le storie narrate trattano argomenti vari: un femminicidio del 1930, il ritrovamento di un carteggio amoroso del 1920, la fine di una dittatura. Il soggetto principale dell’autrice è quello della memoria, ricreando storie che vedono protagoniste persone comuni che altrimenti sarebbero dimenticate. 



 

Yvonne De Rosa - Elena Dreaming / NEGATIVO 1930
Yvonne De Rosa – Elena Dreaming / NEGATIVO 1930

 

CERTI SIRI VIU NAVI
Mostra tratta dal libro dei Fratelli Mancuso
Illustrazioni di Gianluigi Toccafondo
A cura di Else Edizioni

Un lavoro che nasce dall’incontro di tre artisti: i Fratelli Mancuso, e Gianluigi Toccafondo. Il risultato di questo connubio è un leporello che si apre per una lunghezza di 5 metri, stampato in serigrafia a sei colori da Else Edizioni. Si parla di navi che giungono da un mare profondo accompagnate dalla meraviglia di un bambino, un viaggio continuo di traversate e approdi, di uomini e imbarcazioni che nascono dal tratto pastoso e fluttuante di Gianluigi Toccafondo e dalle visionarie metamorfosi dei suoi disegni. In mostra ci saranno le serigrafie del leporello e il video realizzato da Angelo Loy in cui le parole e la musica dei fratelli Mancuso si accompagnano agli straordinari disegni originali di Gianluigi Toccafondo.


 

Gianluigi Toccafondo - Certi siri viu navi
Gianluigi Toccafondo – Certi siri viu navi

Gianluigi Toccafondo - Certi siri viu navi
Gianluigi Toccafondo – Certi siri viu navi

– via: Art Vibes submission – photo credits & courtesy of: Castelnuovo Fotografia


– website: castelnuovofotografia.it


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