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Art Vibes | November 21, 2017

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Tosi e Sironi: due maestri, due amici

Tosi e Sironi: due maestri, due amici

| On 20, Ott 2017

Tosi e Sironi: una pittura di sintesi, cuore della poetica artistica del “Novecento”.

di Redazione Art Vibes


Picture: Arturo Tosi – Tre alberi con casolare, anni ’30. olio su cartone, cm 70×90. ©Frauke Stenz.


Tosi e Sironi: due maestri, due amici”, questo il titolo della mostra a cura di Elena Pontiggia che inaugura giovedì 9 novembre negli spazi della galleria VS Arte di Milano, un corpus di lavori dei due grandi artisti fra cui opere pittoriche, acquerelli, carte, inchiostri e illustrazioni.

Il percorso espositivo muove dalla pittura giovanile di Tosi e, attraverso gli sbalorditivi nudi “alcoolici” del 1895 (vero esempio di informale ante litteram), giunge alle opere degli anni venti e trenta, come i famosi Paesaggi e le altrettanto celebri Nature morte. Sono inoltre esposti alcuni preziosi acquerelli, tra i pochi superstiti dall’incendio vandalico dello studio dell’artista, avvenuto nel 1944.

Affianca l’opera di Tosi quella di Sironi, amico e compagno di strada del pittore varesino, con cui condivise l’esperienza del Novecento Italiano. Di Sironi sono esposte tra l’altro una serie di carte e inchiostri, che vanno dalle famose tavole per la rivista di trincea “Il Montello”, dipinte al fronte nel 1918, alle illustrazioni per “Il Popolo d’Italia” del 1920-21, fino alle maestose figure degli anni venti.

 

Arturo Tosi - Melograni, natura morta, 1948, olio su tavola, cm 40x50 ©Frauke Stenz
Arturo Tosi – Melograni, natura morta, 1948, olio su tavola, cm 40×50 ©Frauke Stenz

Due artisti legati altresì da una rara corrispondenza epistolare, ulteriore, seppur rara testimonianza di un saldo vincolo di amicizia.

Così come scrive Elena Pontiggia nel testo del catalogo (Tosi e Sironi. Un’amicizia, una poetica) che accompagna l’esibizione:

“Del resto i due artisti non avevano motivo di scriversi: fino alla metà degli anni trenta, quando Sironi trova casa a Roma, vivevano entrambi a Milano e avevano spesso occasione di incontrarsi. Lavoravano con lo stesso gallerista (prima Lino Pesaro, poi Gaspare Gussoni e Vittorio Emanuele Barbaroux); esponevano insieme alle principali mostre del periodo, oltre naturalmente alle mostre del “Novecento”, di cui erano tutti e due nel Comitato Direttivo; nel 1927 erano stati chiamati entrambi nel direttorio del Sindacato Lombardo Belle Arti e nella giuria di accettazione della Biennale di Brera, dove si erano battuti l’uno accanto all’altro per esporre i giovani ed escludere i soliti mestieranti (“Su 1400 opere circa ne abbiamo accettate 320, tagliando corto senza pietà a parecchi musi duri locali che naturalmente ci odieranno per tutta la vita” racconta Sironi).

Un carteggio, insomma, non poteva esistere. Della loro familiarità, comunque, e anche dell’influsso che Tosi poteva esercitare sull’amico con l’autorevolezza della sua età (aveva quattordici anni più di lui), abbiamo più di una testimonianza. Quando, nel 1928, Sironi stava preparando le opere da esporre alla Biennale di Venezia e, col suo temperamento incontentabile, voleva inviarne poche, Margherita Sarfatti prega Tosi di insistere “con molto tatto” presso l’artista, perché esponga “molte cose, possibilmente una sala, e anche dei disegni”. Quando, nel 1930, desiderava che Sironi, allora critico d’arte del “Popolo d’Italia”, pubblicasse sul giornale le lusinghiere recensioni della mostra del Novecento Italiano a Buenos Aires, e Sironi non ne aveva nessuna voglia, chiede ancora a Tosi di convincere il comune amico. Quando Salietti ha urgenza di avere da Sironi la lettera d’invito alla seconda mostra del “Novecento”, è sempre a Tosi che si rivolge per sollecitarlo.

 

Mario Sironi - Bevitore al caffè, 1925-26, opera su carta, cm 8,7x7,2
Mario Sironi – Bevitore al caffè, 1925-26, opera su carta, cm 8,7×7,2

Sappiamo poi che il pittore di Rovetta cerca in tutti i modi, purtroppo senza fortuna, di far esporre l’amico alla Biennale di Venezia del 1926, dove in quella edizione era consigliere. Sironi, da parte sua, quando recensisce la mostra di disegni e pastelli di Tosi alla Galleria Milano nel 1930, spende parole entusiastiche, come poche volte gli accade. Parla di una “contemplazione [delle opere] piena di meraviglia”, definisce la sala “un vero godimento spirituale” e conclude, con insolita espansività: “Per ogni quadro compiuto, il pittore ne ha visti e sognati cento, per ogni aspetto del paesaggio raccolto in commossa contemplazione sulla tela, Tosi ha vissuto lungamente con fervido amore, con la più felice conquista, in comunione con la natura”.

Solo negli anni successivi il loro rapporto si allenta. Sironi si dedica quasi esclusivamente alla pittura murale, mentre Tosi resta legato alla misura piccola, che per lui può avere uguale imponenza del far grande: “L’arte monumentale esiste. È questione di profondità e non di dimensioni” scrive nel 1939.

Al di là di queste vicende c’è però qualcosa di profondo che, soprattutto negli anni venti, unisce i due artisti, e va al di là dei dati psicologici ed esistenziali. È la comune adesione al concetto di sintesi, che è il cuore della poetica del “Novecento”. La “classicità moderna”, teorizzata da Margherita Sarfatti e dal suo movimento, non è che un dialogo con i maestri antichi filtrato attraverso la sintesi.
Ma che cos’è la sintesi? È una eliminazione dei particolari che non coincide solo con una generica essenzialità. Significa, invece, sottrarre figure e cose all’imitazione naturalistica e disegnarle in una forma ideale, mentale.

Non c’è bisogno di sottolineare la sintesi in Sironi. Se si escludono i lavori giovanili, non c’è sua opera, anche la più piccola, che non nasca da una drastica, potente, compendiarietà delle forme. Lo si vede in questa mostra, per esempio, nel Bevitore al caffè, che sembra scolpito a colpi d’ascia; nella figuretta déco che cammina per le strade oblique del Paesaggio urbano 1925-26; nell’homo geometricus successivo, forse uno studio preparatorio per Le arti grafiche, presentate alla Triennale di Milano del 1933.

Anche Tosi, però, dipinge per sintesi. Guardiamo, tra le opere qui esposte, paesaggi come La chiesa di S. Lorenzo, Messi nell’Agro, Strada per Onore. Certo, nei suoi quadri la corposità del colore, le sue partizioni spaziali, che non sono mai tracciate con riga, squadra, compasso, ma ritagliate nella sostanza viva della pasta pittorica, si riallacciano alla tradizione del paesaggio lombardo-piemontese, dal Piccio a Fontanesi a Gola, ma quello che Tosi dipinge non ha nulla di naturalistico, nel senso ottocentesco del termine.

È una geometria approssimativa, che non si limita all’impressione dello sguardo e costruisce con la mente, in forme semplificate, i campi, gli alberi, le montagne. Sono forme sintetiche, le sue. E rientrano pienamente nella poetica moderna del “Novecento”.

 

Mario Sironi - Paesaggio urbano con figura femminile, 1927-28, opera su carta, cm 9x6,8
Mario Sironi – Paesaggio urbano con figura femminile, 1927-28, opera su carta, cm 9×6,8

– via: Art Vibes submission

Exhibition info: Tosi e Sironi: due maestri, due amici, a cura di Elena Pontiggia.

When: 10 novembre 2017 – 20 gennaio 2018. Inaugurazione: 9 novembre ore 18.30.
Where: VS Arte, via Appiani 1 – 20121 Milano.


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